Avvento : desiderio di un nuovo inizio - I Domenica di Avvento Anno A - Mt 24,37-44
Dio non ci chiede se siamo degni. Ci chiede se siamo svegli.
Autore: Don Flavio Maganuco
I DOMENICA DEL TEMPO DI AVVENTO (ANNO A)
Is 2,1-5 Sal 121 Rm 13,11-14 Mt 24,37-44
AVVENTO: DESIDERIO DI UN NUOVO INIZIO
Dio non ci chiede se siamo degni. Ci chiede se siamo svegli.
Oggi inizia il tempo di Avvento, da oggi mancano esattamente 25 giorni al Natale. Natale che significa famiglia, significa amore, significa speranza, significa casa, significa pace. Siamo chiamati a prepararci a questo tempo tanto amato e tanto atteso, ma mentre il mondo ci chiede di prepararci a questo evento da un punto di vista “commerciale” o “sociale”, la liturgia invece ci chiede di prepararci a questo momento anche da un punto di vista spirituale.
Perché c’è qualcosa di peggio del ritrovarsi a Natale senza aver preparato i regali, o il pranzo e il cenone, o gli addobbi: ci si può ritrovare a Natale vuoti dentro; ed è terribile vivere il giorno-immagine della felicità con la tristezza nel cuore. E in questo i “preparativi” esteriori non possono bastare.
Dobbiamo andare oltre il semplice comprare, costruire, mangiare, festeggiare, ci dice Gesù; perché si può fare tutto questo pensando che sia questa la vera vita… quando invece non lo è. Abbiamo bisogno di altro, abbiamo bisogno di accorgerci dell’unica cosa che conta: ovvero che Dio sta passando. Di non farci trovare distratti.
Ecco perché l’Avvento comincia con una parola così forte: Vegliate.
Che non significa “non dormite”, ma: non vivete addormentati; camminate “nella luce del Signore”, come dice Isaia, e “destiamoci dal sonno”, come dice Paolo.
Il Vangelo cita Lot e Noè. In mezzo a gente che viveva “normalmente”, due persone strane, che andavano controcorrente. Lot e Noè si sono salvati non perché erano migliori, ma perché erano svegli. La Scrittura li chiama giusti, cioè:
- uomini che avevano un rapporto vivo con Dio,
- uomini che ascoltavano,
- uomini che si lasciavano inquietare,
- uomini che sapevano guardare oltre la superficie.Non erano perfetti. Ma erano desti.
E questa è la differenza. Gli altri vivevano, sì… ma senza accorgersi di nulla. Loro no: loro vivevano in relazione, non solo con gli altri, ma con Dio.E allora ecco la frase forte, la ridefinizione che può far vedere l’Avvento con occhi nuovi: Non si tratta di perdere la vita, ma di perdere una certa idea di vita, quella che ci addormenta. E ritrovare una vita che ridesta il nostro cuore.
Perché all’inizio di questo tempo Dio non ci chiede se siamo degni. Ci chiede se siamo svegli per accorgerci di qualcosa:
- della bellezza che ci passa accanto,
- del bene che potremmo fare ma che rimandiamo,
- delle relazioni che trascuriamo,
- dei piccoli segni con cui Dio ci visita… e che spesso scambiamo per “niente”.Avvento dunque non vuol dire solo comprare, impacchettare, addobbare, organizzare cose, ma svegliarsi. Molte volte diciamo: “La mia vita non cambia”. Ma spesso siamo noi a non alzare lo sguardo, a non aprirci, a non lasciarci toccare, certi che questo, se lo vogliamo davvero, può accadere.Perché Gesù non dice: “State all’erta, arrangiatevi, fate tutto voi”.
Dice: Io vengo. Io ritorno. Io passo. Io busso.
L’Avvento non è l’attesa di qualcosa che potrebbe non accadere. È la certezza che Dio viene, continuamente. È l’attesa di Colui che viene a prenderci per mano.L’Avvento è il tempo in cui Dio ci sveglia dolcemente e ci dice: “Guarda che io sto venendo per te”.
Voglio concludere questa omelia riportando al centro i due personaggi citati nel Vangelo: Noè e Lot. Noè si è accorto della voce di Dio e ha costruito un’arca. Lot ha seguito le indicazioni di un angelo ed è uscito da una città prossima alla distruzione.
Questo Avvento, noi cosa costruiremo? Da cosa usciremo? Cosa decideremo di guardare con occhi nuovi?
Lasciamo che il nostro Avvento cominci così: non con la paura della fine, ma con il desiderio di un inizio. Con un cuore che si fa svegliare da un Dio che ti viene incontro e che desidera fare nuove tutte le cose, anche per te.