Beati perchè amati - Solennità di tutti i Santi (Mt 5,1-12a) - Omelia di Don Flavio Maganuco
Dal peso del "chi sono" alla pace del "di chi sono"
Autore: Don Flavio Maganuco
SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI (ANNO A)
Ap 7,2-4.9-14 Sal 23 1Gv 3,1-3 Mt 5,1-12
BEATI PERCHÈ AMATI
dal peso del “chi sono” alla pace del “di chi sono”
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,1-12a
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Capita a tutti, prima o poi, di fermarsi a fare i conti con il tempo che passa. E ogni tanto ci ritroviamo a guardare contemporaneamente al passato, al presente e al futuro, domandandoci: chi ero, chi sono, chi voglio essere. Sono quei momenti nei quali facciamo quel famoso “punto della situazione”.
Il giorno del compleanno, quando inizia o finisce la scuola, il giorno del diploma, del matrimonio, e non solo “i giorni propri”, anche quelli degli altri, di un amico, di un genitore, di un figlio, persino quelli dei personaggi famosi o inventati, possono condurci a quella domanda: A che punto sono? Sto realizzando i miei sogni? Che sto facendo della mia vita? Che ansia. Le cose rischiano di peggiorare se ci facciamo queste domande anche nella nostra vita spirituale. A che punto sono con la preghiera, con la pazienza, con quella persona che dovrei perdonare… e così via.
A volte ci sono risposte gratificanti, altre volte risposte che ci fanno vergognare. Dobbiamo fare molta attenzione, perché se non facciamo “il punto della situazione” nel modo giusto, rischiamo solo o di deprimerci, o di insuperbirci. Meno male che il Vangelo delle Beatitudini ci aiuta a farlo nel modo giusto. Pensiamoci bene: non siamo mai gli stessi. Un anno leggiamo questo brano e ci scopriamo miti senza nemmeno accorgercene. Un altro anno ci riscopriamo una fame e una sete di giustizia che ci mangiano dentro. Un anno magari riusciamo a fare pace, un altro piangiamo e nessuno ci sta consolando… un anno ci sentiamo ricchi d’amore, un altro non abbiamo più niente in mano, nemmeno le parole. E Dio solo sa come ci sentiremo l’anno prossimo. Ma c’è una cosa che è vera ieri, oggi e anche domani: l’abbiamo letta nel Salmo: “Del Signore è la terra e quanto contiene, il mondo con i suoi abitanti”. Tutto è suo, anche noi.
Fermiamoci qui; perché come ha scritto Giovanni, il futuro non lo conosciamo, ciò che saremo non ci è stato ancora rivelato. Ma qualcosa oggi mi è stato rivelato. Sono Beato. E sono Beato innanzitutto perché sono Figlio Amato. Non perché sono riuscito, non perché ho evitato una tentazione o un tranello, non perché non ho mai deviato dal cammino, ma perché ieri, oggi e domani, io sono Figlio. Io sono amato. Questa verità non ci toglie la fatica della conversione, ma è proprio ciò che la rende possibile, perché si cambia più facilmente quando si sa già di essere amati che quando si deve ancora dimostrare di meritarlo. Carissimi, oggi nella solennità di tutti i Santi, ricordiamo questo: le beatitudini non sono una verifica per vedere se le risposte che abbiamo dato alle domande della vita sono giuste o sbagliate, se abbiamo conservato “mani innocenti e cuore puro”, se abbiamo raggiunto il punteggio per dirci santi. Ci spingono a guardare avanti. Ad avere Speranza. E la speranza non è augurarsi che le cose vadano bene. È guardare a quel qualcuno che è salito sul Monte Santo, il solo che non si è piegato a nessun Idolo, che ha mani innocenti e cuore puro, rendendo quel Monte accessibile a tutti noi con la sua Grazia, lavandoci col suo sangue, che ci chiama ogni giorno e che che ci aspetta.
Iniziamo dunque fin d’ora a vivere con la speranza di chi è atteso.Ricordate il figlio della parabola del Padre Misericordioso? Se ne tornava a casa con il discorso già pronto: “non sono più degno, trattami come uno dei tuoi garzoni”. Si è preparato un discorso, e lo ripeteva per tutta la strada. Ma il Vangelo dice che quando era ancora lontano, suo padre lo vide. Lo aspettava. Gli corre incontro, lo abbraccia, e il discorso non glielo lascia nemmeno finire. I sandali, la veste, l’anello vengono dopo. Prima viene l’abbraccio, poi la pulizia. È così che la speranza ci purifica. Sapere che qualcuno ci sta aspettando restituisce un passo diverso al nostro cammino. Credendo che anche noi siamo suoi, anche quando non sappiamo più chi siamo diventati o chi saremo, chiediamo al Signore di farci camminare, in questo non ancora, come la generazione che cerca il suo volto: una generazione di figli Beati perchè amati, di figli attesi, che si lasciano lavare, e che sanno da dove cominciare ogni mattina, cioè da Lui.
Amen.
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