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Cammino XXI

La Chiesa

Autore: San Josemaría Escrivá

517. “Et unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam!…” —Mi spiego quella tua pausa, quando reciti, assaporando: credo la Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica…
518. Che gioia poter dire con tutte le forze della mia anima: amo mia Madre, la santa Chiesa!
519. Quel grido —serviam! — significa volontà di “servire” fedelissimamente, anche a prezzo dei beni terreni, dell’onore e della vita, la Chiesa di Dio.
520. Cattolico, Apostolico, Romano! —Mi piace che tu sia molto romano. E che abbia desiderio di fare il tuo pellegrinaggio a Roma, videre Petrum, per vedere Pietro.
521. Che bontà ha avuto Cristo nel lasciare alla sua Chiesa i Sacramenti! —Sono rimedio a ogni necessità.
—Venerali e sii profondamente riconoscente al Signore e alla sua Chiesa.
522. Abbi venerazione e rispetto per la Santa Liturgia della Chiesa e per ogni rito in particolare. —Seguili fedelmente. — Non vedi che noi, piccoli uomini, abbiamo bisogno che perfino le cose più nobili e grandi entrino attraverso i sensi?
523. La Chiesa canta —è stato detto— perché il parlare non sarebbe sufficiente alla sua preghiera. —Tu, cristiano —e cristiano scelto—, devi imparare a cantare liturgicamente.
524. C’è da mettersi a cantare!, diceva un’anima innamorata dopo aver visto le meraviglie che il Signore operava per mezzo del suo ministero.
—E io ti ripeto il consiglio: canta! Trabocchi in armonie il tuo riconoscente entusiasmo per il tuo Dio.
525. Essere “cattolico” è amare la Patria senza lasciarsi superare da nessuno in questo amore. E, allo stesso tempo, è fare proprie le nobili aspirazioni d’ogni paese.
Quante glorie della Francia sono glorie mie! Egualmente, molti motivi d’orgoglio dei tedeschi, degli italiani, degli inglesi…, degli americani, degli asiatici e degli africani, sono, anch’essi, mio vanto.
—Cattolico! Cuore grande, spirito aperto.
526. Se non hai somma venerazione per lo stato sacerdotale e per lo stato religioso, non è vero che ami la Chiesa di Dio.
527. Quella donna che in casa di Simone il lebbroso, a Betania, unge il capo del Maestro con un ricco profumo, ci ricorda il dovere d’essere splendidi nel culto di Dio.
—Tutto il lusso, la maestà e la bellezza mi sembrano ben poco.
—E, contro coloro che biasimano la ricchezza dei vasi sacri, dei paramenti, delle pale d’altare, si innalza la lode di Gesù: “Opus enim bonum operata est in me” —ha compiuto un’opera buona verso di me.