Chi ha davvero il primo posto nel nostro cuore? XXX Domenica del Tempo Ordinario Anno A - (Mt 22,34-40) - Don Flavio Maganuco
Autore: Don Flavio Maganuco
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Es 22,20-26 Sal 17 1Ts 1,5-10 Mt 22,34-40
Vangelo secondo Matteo 22,34-40
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
LA NOSTRA CLASSIFICA : Chi ha davvero il primo posto nel nostro cuore?
Come Domenica scorsa, anche il brano del Vangelo di questa domenica si apre con una domanda rivolta al maestro, e anche questa volta con lo stesso obiettivo: “intortare” in qualche modo il Signore, metterlo alla prova.
Il dottore della legge si avvicina, e chiede: qual’è il comandamento più importante? Cioè, è come se chiedesse, davanti alle varie situazioni che la vita ci mette davanti, a che cosa diamo priorità? Gesù non si sofferma sulle ragioni che nascono da questa domanda, perchè è una cosa un po naturale, tutti ci facciamo delle proprità, tutti abbiamo una classifica, una scaletta. Non la scriviamo da nessuna parte, eppure c’è, e decide le nostre giornate: che cosa viene prima e che cosa può aspettare. Da bambini al primo posto ci sono i giocattoli e i genitori . Poi arriva l’adolescenza e il primo posto passa agli amici, e per loro saremmo disposti a lasciare tutto il resto. Poi si cresce, e ognuno mette in cima quello che la sua storia gli ha insegnato: i sogni, la sicurezza, una persona, una rivendicazione (spesso nel tempo delle crisi esistenziali), il lavoro. E dietro quella classifica ci sono quasi sempre desideri, cicatrici o paure di cui parliamo poco. La classifica cambia nel tempo, ma ce l’abbiamo sempre.
Il dottore della Legge fa a Gesù quella domanda perchè vuole sapere qual’è la classifica di Gesù: che cosa ha il primato nella sua vita, cosa è importante e che cosa di conseguenza per lui passa in secondo piano. E Gesù, ancora una volta, davanti a un ennesimo tentativo di intortarlo, sceglie comunque di rispondere al male con il bene: a domanda consegna risposta, gli consegna la strada dell’amore: amerai il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, e il secondo è simile, amerai il prossimo tuo come te stesso. Non dice quale dei due viene prima e quale può aspettare. Li dice simili, e dice che da lì dipende tutto il resto. E la indica a lui, e oggi a noi, come una strada percorribile per tutti. E se ci pensiamo, la risposta stessa dice come lui vive quello che insegna: a chi vuole metterlo in difficoltà, risponde con amore. Eppure dobbiamo ammetterlo, quella strada, per noi, tanto percorrile non sembra, e fa pure un po’ paura. Perché amare vuol dire esporsi. Un conto è farlo con chi abbiamo scelto o sappiamo già che ci vuole bene, un altro conto è invece farlo con un “prossimo” qualsiasi. Le persone possono farci male, possono andarsene, possono non ricambiare.
E allora, senza accorgercene, mettiamo al primo posto persone cose che sappiamo difficilmente ci possono ferire o tradire. Ci creiamo una sorta di confort zone, da cui difficilmente siamo disposti ad uscire. Paolo oggi ricorda ai Tessalonicesi che si sono allontanati dagli idoli, e quella parola oggi può essere associata proprio a questa confort zone: l’idolo del “mio tempo”, delle “mie cose”, della “mia comitiva”, persino della “mia famiglia”. Idolo. Una parola forte, che probabilmente genera in noi una certa irritazione. Eppure il tempo, le nostre cose, gli amici e la famiglia non sono sbagliati in sé, e la famiglia in particolare è un bene a prescindere. Quando da cosa buona diventano un idolo? Quando ci richiudiamo in essi e li facciamo diventare un assoluto.
Un altro motivo per cui quella strada ci sembra poco praticabile è perchè di solito l’amore lo viviamo come un passaggio naturale, viene da se, non viene seguito per dovere; diciamocelo, chi si è mai innamorato per dovere? L’amore nasce dall’attrazione, sarebbe da ipocriti dire il contrario. Allora la domanda vera, anche per noi che siamo qui, è che cosa può attrarci dici di Dio? Le sue promesse, perché il domani sia sistemato? Il suo potere, perché ci aiuti quando serve? Oppure lui, il suo amore? Se siamo sinceri, a volte ci prendono le prime due. E come possiamo passare dalle prime due alla terza opzione? La risposta è semplice: stando insieme a Lui. Perché succede così anche nelle nostre relazioni. Non diventiamo amici di una persona perché qualcuno ci ordina di volerle bene. Diventiamo amici frequentandoci, ascoltandoci, condividendo il tempo, imparando a conoscerci. E più conosciamo una persona, più quella persona diventa importante per noi.
Con il Signore può accadere la stessa cosa. Quanto tempo passiamo con Lui senza chiedergli immediatamente qualcosa? Quanto tempo gli dedichiamo per ascoltarlo, per parlargli di quello che ci abita, per restare anche in silenzio, come fanno gli amici, come fanno le persone che si vogliono bene? Se ci avviciniamo a Lui soltanto quando abbiamo bisogno di una risposta, rischiamo di conoscere soprattutto quello che speriamo di ricevere. Ma quando impariamo a stare con Lui, cominciamo a conoscere il suo cuore. E più lo conosciamo, più scopriamo che anche noi siamo importanti per Lui. Perché il Dio che si preoccupa dello straniero, della vedova, dell’orfano, il Dio che si preoccupa di come dorme un povero, è lo stesso Dio che si prende cura di noi, di te. È il Dio pietoso, che si lascia toccare dalla sofferenza dell’uomo. Anche noi, qualche volta, siamo stati quelli senza mantello. Anche noi abbiamo conosciuto la fragilità, il bisogno di qualcuno che si accorgesse di noi, che ascoltasse il nostro grido. E Lui ci ha ascoltati. Prima ancora che noi imparassimo ad ascoltarlo, Lui aveva già ascoltato noi.
Ci ha amati senza sapere se saremmo stati capaci di rispondere al suo amore. E questo amore rende possibile ciò che da soli non riusciremmo a fare: esporci, perfino verso chi non ci attira, perché sappiamo di essere stati amati per primi. Quando amiamo Dio, quando viviamo questa relazione d’amore con Lui, superiamo le nostre reticenze e le nostre paure, perchè sappiamo essere sostenuti da Dio, che ci da coraggio, che è forza, che è roccia, che è fortezza. Chi rischia di amare sa che ha una roccia dietro le spalle. I Tessalonicesi, in mezzo a una grande tribolazione, hanno accolto la Parola con la gioia dello Spirito Santo, e sono diventati un modello per tutti: gente vulnerabile e lieta, che si è lasciata prendere dal cuore invece che dalla scaletta.
Credendo che Dio ci ha amati per primo, chiediamo al Signore di attirarci con il suo amore, di darci il coraggio di esporci, e di farci accorgere di chi ha bisogno del nostro mantello. Amen.
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