Commento al Vangelo Mercoledì della XXXI Settimana del Tempo Ordinario - (A) - (Lc 14,25-33) - Don Angelo Busetto
"Rinunce per poter essere discepoli"
Autore: Don Angelo Busetto
Mercoledì 4 novembre 2026;
+ San Carlo Borromeo, arcivescovo, Arona, Novara, 1538 – Milano, 3 novembre 1584
+ Santi Vitale e Agricola, protomartiri bolognesi
Vangelo secondo Luca 14,25-33
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
IL BENE PIU’ GRANDE
Quale calcolo possiamo fare sulla vita? Quale amore sarà considerato il più grande? Gesù riconosce se stesso come bene assoluto che supera ogni altro bene, persino i beni che ci stanno più a cuore, come le persone che amiamo. Gesù parla di fronte a una folla numerosa, che evidentemente lo segue con superficialià. Egli mira al cuore di ciascuno, agli affetti che ci costituiscono, e sposta il baricentro sul quale poggiare la vita. Come è avvenuto per Carlo Borromeo e per tanti cristiani fino al presente.