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Commento al Vangelo Venerdì della V Settimana di Quaresima - Don Angelo Busetto - (Gv 10,31-42)

"Credete alle opere"

Autore: Don Angelo Busetto

Venerdì 27 marzo 2026,
+ San Ruperto, vescovo, Irlanda – Salisburgo 27 marzo 718
+ Sant’Augusta di Serravalle, martire, Serravalle, Vittorio Veneto, m. 100
+ Beato Francesco Faà di Bruno, sacerdote e scienziato, Alessandria, 29 marzo 1825 – Torino, 27 marzo 1888

Vangelo secondo Giovanni 10,31-42

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

MOLTI CREDETTERO IN LUI

L’identità di Gesù balza fuori così evidente che anche gli avversari la riconoscono in modo esplicito: “Tu ti fai Dio”. C’è un livello di ‘immagine di Dio’ che si specchia in ogni persona umana. Gesù è colui che il Padre ha ‘consacrato e mandato nel mondo’, colui che può dire di sé: “Il Padre è in me, e io nel Padre”. Gesù è talmente credibile che ‘molti credettero in lui”. La prevenzione e la durezza di cuore impediscono di riconoscerne l’evidenza.