Dio non passa, resta. La luce ha preso casa.
II Domenica di Natale (Anno A) - (Gv 1,1-18)
Autore: Don Flavio Maganuco
II DOMENICA DI NATALE (ANNO A)
Sir 24,1-4.12-16 Sal 147 Ef 1,3-6.15-18 Gv 1,1-18
DIO NON PASSA, RESTA.
La luce ha preso casa.
Dal Vangelo secondo Giovanni. Gv 1,1-18
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.
Siamo giunti alla seconda domenica di Natale, di questo tempo così breve e allo stesso tempo così intenso. Di solito quando ci avviciniamo alla solennità dell’Epifania torna di moda l’espressione “che tutte le feste porta via”, ricordandoci che questo tempo sta ormai passando, per fare spazio a qualcos’altro. Diventa allora importante oggi dirci che anche se le feste vanno via, c’è qualcuno che vuole restare, che vuole Abitare.
C’è una differenza enorme tra qualcuno che passa e qualcuno che resta.
Chi passa ti saluta, lascia una traccia, magari anche un bel ricordo.
Chi resta, invece, cambia la tua vita.
Perché quando qualcuno resta, devi fare spazio, condividere, aggiustare i tuoi ritmi, abitare nuove fatiche.
Il Natale ci lascia sempre questa meravigliosa notizia:
Dio non è semplicemente passato nella storia. Dio ha deciso di restare.
La prima lettura lo dice con un’immagine bellissima: la Sapienza di Dio prende dimora, pianta la sua tenda.
Non resta nei cieli, non si accontenta di illuminare da lontano.
Scende, sceglie un popolo, una città, una storia concreta.
Dio non ama con le idee: ama con la sua presenza.
E il Vangelo di Giovanni ci dice “come” questa Sapienza prende dimora: il Verbo si fa carne.
Non un principio, non un’emozione religiosa, non un momento intenso da ricordare. Carne.
Cioè fragilità, tempo, quotidianità.
Dio ha scelto di abitare la nostra umanità.
E questa scelta non ha riguardato soltanto Lui, ma anche noi. Abitando la nostra carne, Dio ci ha cambiati.
San Paolo ce lo ha ricordato: non siamo ospiti di questo mondo, non siamo comparse. Siamo figli.
Pensati da sempre, scelti prima ancora della creazione del mondo, chiamati a vivere nella carità. Perchè quando Dio resta, la nostra vita diventa casa di Dio.
Ma… davvero ogni carne, ogni vita, è la casa di Dio? Che cosa può impedire a Dio di fissare la sua tenda in mezzo a noi?
Nel Vangelo troviamo questa nota amara: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto».
E mentre ci chiediamo se lo abbiamo accolto o no, è importante capire cosa vuol dire davvero “non accogliere Dio”;
L’impermeabilità del cuore non nasce quasi mai dal rifiuto violento. Nasce dalla distrazione.Dall’abitudine.
Dal vivere come se Dio fosse più un’idea che una presenza.
E se da una parte siamo chiamati riconoscere dove e quando non riusciamo ad accogliere Dio, dall’altra parte possiamo sperare, perchè nonostante tutto, nonostante noi, «La luce splende nelle tenebre» e le tenebre non possono vincerla.
Giovanni ci dice che anche se le tenebre non scompaiono, la luce resta accesa. Anche quando non la riconosciamo.
Anche quando non la accogliamo.
Perchè? Semplicemente perchè Dio non passa, resta.
Resta nella storia.
Resta nella Chiesa.
Resta nella nostra vita, anche ferita, anche stanca, anche distratta.
Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia Dio ci ricorda che è venuto per restare con noi per sempre, che vuole abitare le nostre vite, che vuole brillare nelle tenebre, che vuole essere la nostra famiglia. Lasciamoci abitare ancora una volta da questa luce, lasciamogli sciogliere ogni volta di più la nostra impermeabilità, lasciamolo restare nelle nostre vite, Perché una vita abitata da Dio è una vita felice. È la vita di chi sa che non sarà mai davvero solo.Per l’eternità.