Dio si mette in fila nel posto giusto, al momento giusto
Battesimo del Signore - (Mt 3,13-17)
Autore: Don Flavio Maganuco
BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO A)
Is 42,1-4.6-7 Sal 28 At 10,34-38 Mt 3,13-17
DIO SI METTE IN FILA
nel posto giusto, al momento giusto.
C’è un’esperienza che conosciamo tutti:
la fila.
La fila che rallenta, che fa perdere tempo, che mette alla prova la pazienza. La fila davanti alla quale nasce subito una tentazione:
la scorciatoia, la via furba, il modo per arrivare prima degli altri.
Perché, in fondo, pensiamo quasi sempre che il posto giusto per noi sia un po’ più avanti.
Un posto migliore.
Un posto che sentiamo di meritare.
La Parola che abbiamo ascoltato oggi desidera cambiare il nostro sguardo e il nostro cuore proprio a proposito di questo.
Nel Vangelo vediamo Gesù stare proprio in fila. Non sbuffa, non si lamenta, sta lì.
In fila con i peccatori.
In fila con chi ha bisogno di cambiare vita.
In fila con chi porta addosso il peso delle proprie fragilità.
Giovanni resta spiazzato:
«Ma come? Sei tu che dovresti battezzare me»;
Come a dire «guarda che sei nel posto sbagliato, nel ruolo sbagliato!».
E invece Gesù risponde con una frase che è la chiave di tutto:
«Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia».
Ma che cos’è questa giustizia?
Per noi, di solito, la giustizia ha a che fare con il merito. Con ciò che spetta.
Con il posto che pensiamo di dover occupare nella vita.
Per Gesù, invece, la giustizia è un’altra cosa.
Non è occupare il posto che si merita.
È scegliere il posto dove c’è bisogno di Lui.
La giustizia, per Gesù, non è stare sopra.
È stare dentro.
Dentro la storia.
Dentro la fatica degli uomini.
Dentro quell’acqua torbida che è la nostra vita, senza scorciatoie e senza corsie preferenziali.
Così si chiude il tempo di Natale.
Il Dio che abbiamo contemplato nella luce ora entra definitivamente nell’ordinario. E lo fa mettendosi in fila insieme agli ultimi, perché in quel momento quello è il suo “posto giusto”.
Quante persone, oggi, vivono una frustrazione silenziosa.
Perché non sono dove pensavano di dover essere. Non sono dove sognavano.
Non sono dove credevano di meritare.
In quanti nasce allora il sospetto che la felicità sia loro preclusa. Che altri siano più favoriti.
Più avvantaggiati.
Più benedetti.
«Se fossi nato in un altro posto, con più possibilità, con più occasioni, allora…».
Allora… allora.
E si ripetono questa menzogna, non per consolarsi, ma per intristirsi, per arrabbiarsi con il mondo e con Dio.
E invece la seconda lettura ci libera da questo inganno: “Dio non fa preferenza di persone”, ci dice San Pietro.
Cioè ci dice che non esistono paletti alla felicità.
Non esistono luoghi sbarrati alla grazia.
Non c’è una posizione nella vita che impedisca a Dio di raggiungerci.
Ovunque io sia, posso starci con Lui.
Ovunque io sia, posso trovare il senso.
Ovunque io sia, posso vivere la sua benedizione, la sua forza, la sua presenza, il suo compiacimento.
In una sola parola: la felicità vera.
Niente ce la può precludere, se non una cosa sola: convincerci che non sia così.
Il Vangelo di oggi ci regala questa pace profonda:
caro fratello, cara sorella, il posto dove stai magari non è quello che avevi immaginato, ma può diventare lo stesso il tuo “posto giusto”.
Se lo abiti con Dio.
Se lo vivi come spazio di amore. Se lo trasformi in vocazione.
Lì dove sei:
come figlio o come genitore, come coniuge,
come fratello,
come amico,
come collega, come vicino di casa.
Come figlio amato da Dio.
Che non alza la voce.
Che non spezza le relazioni incrinate dalle fragilità umane. Che non spegne il lucignolo fumigante della speranza.
Eccole, secondo Isaia, le “armi” dei figli amati.
Armi semplici, ma potentissime:
la gentilezza che non ferisce,
la resilienza che non si spezza,
la perseveranza che non si arrende al male.
Sono armi che non fanno rumore, che non attirano applausi, ma sono il modo con cui Dio rimette in piedi il mondo.
E allora la domanda finale è semplice, ma decisiva:
la giustizia che Gesù vive oggi combacia con la mia idea di giustizia?
Continuo a cercare il posto che penso di meritare,
oppure scelgo di abitare il posto in cui Dio mi ha raggiunto?
E mentre decidiamo che cosa rispondere a questa domanda, ringraziamo il Signore perché, nel frattempo, continua a raggiungerci sempre:
nell’Eucaristia che fra poco consacriamo,
nell’amore delle persone che ci ha messo accanto,
nelle file scomode della nostra vita.
Amen.