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Esame di coscienza per ogni situazione (VIII) - Obbedienza, docilità, sottomissione

Pratica dell'esame di coscienza

Autore: Autori Cristiani

43) – OBBEDIENZA, DOCILITÀ, SOTTOMISSIONE
L’obbedienza è l’anima della vita religiosa, condizione della sua forza e vitalità.
È la più evidente manifestazione del buono spirito, e il più sicuro controllo della santità: Non vi è strada che conduca più presto alla perfezione, quanto quella dell’obbedienza. S. IGNAZIO DI LOIOLA.
È molto più vantaggioso alla santità fare piccole cose per obbedienza, che fare cose più importanti di propria volontà. S. STANISLAO KOSTKA.
L’indocilità proviene da carenza di generosità per rinunziare alle proprie vedute o ai propri comodi e umori; rende infelici, anche nella vita religiosa, e fa perdere innumerevoli meriti.
Rare volte coloro che si tengono per sapienti, soffrono umilmente di essere retti dagli altri (III Imit. 7, 3).
Anche se sbaglia il superiore nel comandare, non sbaglia l’inferiore nell’obbedire. SUAREZ.
Chi procura di sottrarsi dall’obbedienza, si priva da se stesso della grazia (III Imit. 13, 1).
L’obbedienza vale, da sola, più che tutte le virtù insieme. S. AGOSTINO (Tract. 11 de obedient. et humil.).
Volete arricchirvi con poche spese di tutte le virtù! Praticate perfettamente l’obbedienza. S. M. MADDALENA DE’ PAZZI.
Líobbedienza dev’essere considerata come madre e sostegno di tutte le virtù. S. G. B. DE LA SALLE (Medit. 12; p, II).
Dolce è l’obbedienza, a chi ama quanto gli è comandato. S. LEONE MAGNO (Serm. in Apparit. Domin.).
Indicazioni per i vari esercizi
I ESERCIZIO
1. La mia obbedienza di oggi, è stata sempre pronta e cordiale? (Mancanze).
2. Ho avuto l’intenzione di obbedire a Dio stesso, nell’eseguire tutte le disposizioni di oggi?
3. Ho avuto cura di chiedere anche i più piccoli permessi?
4. Ho presentato le osservazioni opportune, con tono modesto e animo sottomesso?
5. Ho avuto la debolezza di operare di nascosto, o di usare raggiri, per indurre i superiori ad accondiscendere a me?
6. Quante volte ho riflettuto seriamente che debbo considerare come perduto, dinanzi a Dio, quanto non faccio per spirito di obbedienza? (Minimo di volte).
II ESERCIZIO
1. Nelle mie conversazioni, ho parlato dei Superiori con rispetto e gratitudine?
2. Quante volte ho ammesso nel mio spirito, pensieri sfavorevoli ai miei superiori o alle disposizioni date?
3. Ho detto il mio parere, quando non era necessario, anche su Anziani o Superiori?
4. Ho mancato di rispetto a qualche Superiore; ho già riparato, chiedendo perdono?
5. Ho contravvenuto, oggi, a qualche ordine o raccomandazione fatta in pubblico, o a me in particolare?
6. Ho rinunciato ai miei gusti e alle mie occupazioni, al primo avviso dei Superiori?
III ESERCIZIO
1. Quante volte, oggi, ho avuto la delicatezza di prevenire i desideri di qualche mio Superiore? (Occasioni perdute).
2. Ho saputo coprire eventuali imperfezioni, col manto dell’umiltà e della carità?
3. Mi sono lamentato di essere ripreso, mentre ad altri non si fanno le stesse osservazioni?
4. Ho avuto la indelicatezza di rivelare ad altri, quanto qualche Superiore mi ha detto o consigliato?
5. Ho ascoltato, con indifferenza o con disgusto, le istruzioni, i consigli, le disposizioni dei Superiori, col pericolo di scandalizzare gli altri?
6. Ho pregato e offerto qualche sacrificio, oggi, per i miei Superiori?
IV ESERCIZIO
1. In ogni circostanza mi sono messo dalla parte dei Superiori? Ho reagito alle critiche almeno col silenzio, o allontanandomi?
2. Ho turbato la serenità della casa, manifestando scontento per ordini, disposizioni, avvertimenti?
3. Ho preferito seguire le idee di chi gode le mie simpatie, anziché le direttive dei Superiori?
4. Ho approvato con un motto, un gesto, una occhiata, le critiche su disposizioni date?
5. Coi miei esempi o con le mie parole, ho ispirato una diminuzione di stima e di fiducia verso i Superiori?
6. Ho provocato qualche insubordinazione?
7. Quante volte ho chiesto a Gesù obbediente fino alla morte, una grande stima per la santa virtù dell’obbedienza? (Minimo di volte da fissare).
ASPIRAZIONI
Insegnami a fare la tua volontà, perché Tu sei il mio Dio.
Dammi, o Signore, di conoscere e di fare la tua volontà.
Cor Jesu, usque ad mortem obediens factum, miserere nobis. LIT. S. CUORE DI GESÙ.
Nostro Signore aveva indicato una pratica di pietà a S. Margherita Maria Alacoque; essa gli osservò; – Signore mio, Voi sapete che io non mi appartengo, e che farò solo quanto mi ordinerà la mia Superiora…
– Ma io non la intendo altrimenti – replicò il Signor, – perché, pur essendo onnipotente, non voglio nulla da te, che la dipendenza dalla tua Superiora. Ascolta bene le mie parole: I religiosi disuniti e separati, dai loro Superiori debbono considerare se stessi come vasi di riprovazione, nei quali il liquore delle buone opere è guasto per corruzione.
Io rigetto queste anime dal mio Cuore; e più esse s’industriano di avvicinarsi a me, coi sacramenti, con l’orazione e altri esercizi, più le respingo per l’orrore che mi fanno…
Ogni superiore tiene il posto mio, sia egli dabbene o pravo; perciò, l’inferiore che sta in urto con lui, si fa tante ferite mortali all’anima; e invano gemerà alla porta della misericordia, perché non sarà ascoltato…

44) – REGOLARITÀ, FEDELTÀ ALLE PICCOLE COSE
Il Vangelo ci dà il segreto della santità «accelerata»;
Chiunque mette in pratica i più piccoli miei insegnamenti, e li proporrà ad altri, sarà grande nel regno dei cieli (Mt 5, 19). I «grandi» del Cielo, saranno i «grandi Santi»…
È vero che, per sé, la Regola non obbliga sotto pena di peccato; però obbliga…; ed è chiaro che, contenendo un obbligo, comporta una mancanza di qualche entità. Quanti conti da regolare in Purgatorio per gli irregolari!
Se dovremo rendere conto d’una parola oziosa, quanto più lo dovremo, per aver resa inutile e oziosa la parola della Regola! S. FRANCESCO DI SALES.
Chi disprezza le piccole cose, a poco a poco andrà in rovina (Sir 19, 1).
Proprio col primo suono della campana, ci viene espressa la volontà di Dio.
L’irregolarità è la prima sorgente della distruzione di una comunità e della perdita dei soggetti che ne sono membri. Qui regulae vivit, Deo vivit: Chi vive secondo la regola, vive secondo Dio. S GREGORIO NISSENO.
Quante virtù pratica ogni giorno un religioso regolare e pio! Quante soddisfazioni da al Signore! Quanti meriti in serbo, per il grande giorno della retribuzione!
PER IL I ESERCIZIO
1. Prima delle principali azioni, mi sono chiesto quali disposizioni regolari dovevo aver presenti alla mente? (Fissare le azioni, che potranno anche cambiarsi di giorno in giorno).
2. Ho avvivato con pensieri di fede, i principali atti odierni di regolarità?
3. Per rispetto umano, ho avuto la debolezza di violare qualche punto di Regola?
4. Dopo ogni irregolarità sfuggitami, ho chiesto perdono a Dio?
5. Ho detto qualche parola, o fatto irregolarità, capaci di scandalizzare? Ho riparato?
6. Nell’assistere a qualche trasgressione, ho fatto un atto di riparazione, almeno interiore?
II ESERCIZIO
1. Ho lasciato subito occupazioni e persone, per trovarmi al principio degli Esercizi?
2. Quando mi sono trovato solo, ho fatto i miei Esercizio come quando mi trovo coi Confratelli?
3. Ho fatto, poi, per conto mio, qualche Esercizio spirituale non potuto eseguire con altri?
4. Ho vegliato di notte, senza permesso?
5. Ho avuto cura di chiedere i piccoli permessi? Ho chiesto dispense non necessarie dall’osservanza?
6. Quante volte ho detto esplicitamente a Dio che osservavo la mia Regola, perché essa è per me l’espressione della sua Santa Volontà? (Minimo di volte).
III ESERCIZIO
1. Sono stato puntuale al primo suono della campana, al primo cenno dei Superiori?
2. Mi sono appartato indebitamente oggi dagli altri per studi, Esercizi…?
3. Ho omesso o trascurato atti di adorazione, saluto della comunità…?
4. Ho osservato il silenzio, specialmente nei tempi in cui è di rigore osservarlo? (Mancanze).
5. Ho mancato al silenzio in sala o altrove, andando qua e là…?
6. Quando ho provato difficoltà a essere regolare. ho riflettuto alla grandezza di Dio che servo, e alla ricompensa con cui premierà (forse più presto che non penso) anche i più piccoli atti di virtù e di regolarità?
IV ESERCIZIO
1. Ho mancato alla modestia regolare, in casa, fuori?
2. Ho tralasciato qualche preghiera di Regola?
3. Ho fatto qualche atto dì proprietà, tenendo o disponendo di denaro, senza permesso?
4. Ho seguito le disposizioni impartite, in classe?
5. Quante volte ho parlato ad alta voce?
6. Quante volte ho chiesto, oggi, perdono a Dio delle mie irregolarità passate?
ASPIRAZIONI
Quanto amo la tua legge, o Signore! Tutto il giorno ne faccio oggetto di meditazione.
Dio mio, io voglio custodire la tua Legge nel mio cuore.
O Dio, che mi manifesti la tua Volontà con le Regole del mio Istituto, dammi di osservarle ogni giorno con docilità di spirito, e indefettibile costanza.

45) – VITA DI COMUNITÀ
Pensieri da meditare:
Ecce quam bonum et quam jucundum habitare fratres in unum… Oh, com’è bello e giocondo il vivere concorde dei fratelli!… Poiché quivi ordinò il Signore il suo favore, e la vita in perpetuo (Sal 132, 1-3).
Dei primi cristiani, dicono gli Atti, che formavano «un cuor solo e un’anima sola» (At 4, 32),
La concordia non si conserva che mediante la pazienza (S. Gregor., 21 in Job.).
Mettete insieme soltanto due persone; avranno di che esercitarsi alla pazienza e a molte altre virtù…(S. VINCENZO DE’ PAOLI).
Se tutti fossero perfetti, che avremmo a soffrire gli uni dagli altri, per amore del Signore? (I Imit. 16, 3.).
Quanta pace si trova nel tacere degli altri, nel credere poco e con discernimento, nel custodire gelosamente ciò che s’intese, e nello svelare a pochi se stesso! (III Imit. 45, 5).
La carità è il paradiso delle comunità (S. VINCENZO DE’ PAOLI).
I ESERCIZIO
1. Ho parlato con rispetto e venerazione dell’Istituto, dei Superiori, dei Fratelli, delle opere…?
2. Mi sono preoccupato più di quanto poteva far piacere agli altri, che a me? (Mancanze).
3. Ho aiutato con parole e buoni esempi, i più giovani, a mantenersi ferventi e fedeli?
4. Ho fatto o detto nulla, che abbia scandalizzato i Confratelli?
5. Mi sono mostrato esigente o nervoso?
6. Ho sparlato della mia comunità, con persona estranee?
II ESERCIZIO
1. Gli altri sono stati, oggi, soddisfatti di me? (Numero degli scontentati).
2. Mi sono mostrato capriccioso o puntiglioso?
3. Ho contribuito a scalzare l’autorità, con critiche e maldicenze?
4. Ho evitato le singolarità, le dispense, gl’isolamenti non necessari?
5. Mi sono prestato e sacrificato in qualche cosa, per il bene della comunità? (Vittorie).
6. Ho pregato con fervore per i miei Superiori e Confratelli?
ASPIRAZIONI
O Gesù, fate che, fedeli al «vostro comandamento», noi ci amiamo tutti, in Voi e per Voi.
Dio mio, fate che vi sia unita di pensieri nella verità, e unità dei cuori nella carità.
Vergine Immacolata, Maria, Madre del Divino Amore, fateci santi!

46) – EDIFICAZIONE, BUON ESEMPIO
II monito di Gesù: èVoi siete il sale della terra, Ora, se il sale diventa scipito, con che gli si renderà il suo sapore?» (Mt 5, 13).
S. Paolo: «Procurate di fare il bene, non solo dinanzi a Dio, ma anche dinanzi agli uomini» (Rm 12, 17).
La sola presenza di un uomo virtuoso è tutto un insegnamento (Tertull. de Pallio).
Stimo più un’oncia di buon esempio, che cento libbre di parole (S. FRANCESCO DI SALES).
Osserva, però, il S. Pietro Giuliano Eymard: «Fare il bene esteriormente, condannandosi a una vita di regola e di dipendenza, senza poterne provare soddisfazione di cuore, anzi risentendone punizione di rimorsi e angosce di spirito, diventa un peso insopportabile. Bisogna avere per lo meno, la pace con la propria coscienza. Se costa fare il bene, costa molto di più non farlo, mostrando di farlo…» (La SS. Euc., serie IV p. 246).
ESERCIZIO
1. Ho scandalizzato qualcuno, con mancanze contro la regolarità, l’obbedienza, la carità, la sobrietà? (Mancanze).
2. Esercito cattiva influenza su altri, o lascio che qualcun altro la eserciti su di me?
3. Sono stato sempre di buono spirito, evitando le critiche, mettendomi in tutte le cose dalla parte dei Superiori?
4. Ho mostrato spirito di famiglia, prestandomi per gl’interessi della comunità?
5. Ho avuto un contegno costantemente edificarne, in tutti gli Esercizi spirituali?
6. Mi sono mostrato sempre dignitoso e amabile, nelle mie relazioni coi confratelli, con gli alunni, con altri?
PICCOLI BATTITI DI GRANDI CUORI (Codice di cortesia cristiana)
L’Invito di Gesù: «Imparate da me che sono mansueto e umile di cuore, e troverete riposo alle anime vostre». (Mt. 11, 29).
Allontanare la malinconia anche quando si è soli, tenendo il volto sempre composto a serenità.
Chiedere scusa appena si è mancato di riguardo.
Riconoscere umilmente i propri sbagli e insuccessi. Non scusarsi nei rimproveri e nelle osservazioni.
Cercare ogni mattina, avanti al Signore, ciò che può far piacere a quanti ne circondano; studiare i loro gusti e i loro bisogni.
Usare sempre le formule di gentilezza: Il «Buon giorno», la «Buona sera», il sorriso negli incontri, il «Grazie!»
Parlare con dolcezza agl’importuni e agl’impazienti.
Far mostra di non aver compresa un’allusione indelicata.
Non comandare, senza aggiungere una parola amabile.
Non dare avvisi o rimproveri, se non si è calmi, e senza avere studiato il modo più affabile e insinuante.
Elogiare il fratello che ha operato bene.
Sacrificare i propri gusti, per seguire quelli degli altri, nella scelta del gioco, del passeggio, del libro…
Sorridere al fratello che è nella tristezza.
Reprimere la propria vivacità, per non mostrarsi contrariati, né malcontenti, specialmente con le persone che ci sono antipatiche.
Sopportare serenamente una conversazione noiosa.
Rendere un servizio, che mai sarà conosciuto e ricambiato sulla terra.
La durezza rende cattivi i buoni, mentre la dolcezza fa diventare buoni i cattivi. S. Macario
La gentilezza è il profumo della bontà.

47) – CARITÀ FRATERNA
La vera carità è fondata sul sacrifizio di noi stessi; di qui la sua difficoltà. Però Gesù ce l’ha data come comandamento suo (Gv 13, 34), come segno caratteristica per riconoscere i suoi discepoli (Gv 13, 35); sulla carità fonda la sentenza al Giudizio estremo (Mt 25, 40).
I peccati contrari sono facilmente gravi; e, se ledono anche la giustizia esigono una riparazione, la quale diventa assai difficile, quando si è macchiato l’onore e la riputazione altrui, con maldicenze, calunnie e insinuazioni maligne, perché i peccati contro la carità, si fanno per lo più con la lingua.
Bisogna guardarsene con ogni cura, e praticare la grande virtù cristiana della carità, in pensieri, parole e opere.
La carità copre la moltitudine dei peccati (1 Pt 4, 8).
Non pensate ai difetti degli altri; pensate piuttosto, alle loro virtù e ai vostri difetti. S. TERESA.
Giudica gli altri come desideri che gli altri giudichino te. (S. Isidoro)
Scusa l’intenzione, se non puoi scusare l’azione (S. Bernardo, Serm. 40).
Chi bene e rettamente esaminasse le sue azioni, sarebbe più indulgente nel giudicare gli altri (II Imit., 5, 1).
I gradi di santità si misurano coi gradi di carità. Una carità incipiente, corrisponde alla santità appena abbonata; una carità crescente, alla santità già adulta; una carità grande, a una santità ugualmente grande, una carità perfetta a una consumata santità… (S. AGOSTINO).
Indicazioni per i vari ESERCIZI
I ESERCIZIO
1 – Ho detto parole pungenti, indelicata o comunque penose a confratelli, alunni, altri?
2 – Quante volte ho dato incomodo ad altri, senza vera necessità?
3 – Quante volte ho trattato familiarmente i Fratelli, dando del «tu», toccandoli, scherzando?
4 – Dopo una mancanza di riguardo, ho saputo chiedere scusa?
5 – Ho sopportato stranezze, difetti di carattere, atti d’impazienza di altri, senza rimproverarli loro? (Vittorie),
6 – Quante volle ho investigato, giudicato, condannato le azioni degli altri? Ho riferito ad altri, i sospetti uditi?
II ESERCIZIO
1. Ho saputo coprire le imperfezioni altrui col velo della carità?
2. Quante volte, oggi, ho rifiutato di rendere servizio, ovvero ho fatto soffrire qualcuno?
3. Ho sopportato con umiltà gl’incomodi, i difetti, le ironie degli altri?
4. Quante volte, nel rendere un servizio, ho avuto in mira Nostro Signore stesso?
5. Conservo nel cuore dei rancori o della ruggine contro qualcuno? Ho evitato di parlargli, o di rendergli qualche servizio?
6. Ho parlato sempre in bene degli altri, giustificandoli, specialmente quando erano assenti?
III ESERCIZIO
1. Mi sono permesso burle, motteggi, scimmiottature, spiritosaggini, a danno di altri?
2. Ho coltivato nell’animo mio qualche segreto sentimento di gelosia, per altri?
3. In quali circostanze odierne ho preferito gli interessi degli altri, ai miei? (Occasioni mancate).
4. Ho coltivato in me qualche affetto particolare, tanto pericoloso per la virtù?
5. Ho raccolto e diffuso maldicenze, divulgando cose ignorate, esagerando le vere, inventando le false?
6. Ho dato qualche cattivo consiglio od esempio, scandalizzando altri?
IV ESERCIZIO
1. Nelle conversazioni odierne ho contraddetto, interrotto altri?
2. Ho intralciato la via ad altri, ostacolando i loro disegni e desideri?
3. Mi sono sforzato di pensare alle buone qualità di quelle persone per cui sento antipatia; e di allontanare ogni pensiero a loro sfavorevole?
4. Oggi mi sono prestato per i bisognosi, i malati, i vecchi? (Occasioni perdute).
5. Ho pregato, e mi sono sacrificato. oggi per qualche intenzione di apostolato? (Infedeli, peccatori, moribondi. Anime purganti…).
6. Ho esercitato intorno a me l’apostolato dell’esempio, per attirare anime a Dio? (Occasioni perdute).

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