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Familiare consortium

Discorso in occasione dell'Udienza Generale sull'Anno della Famiglia

Autore: San Giovannni Paolo II

1. Domenica scorsa, nella Festa liturgica della Santa Famiglia, la Chiesa ha dato avvio all’Anno della Famiglia, in sintonia con l’iniziativa promossa dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. L’inaugurazione ecclesiale di tale Anno è avvenuta con l’Eucaristia celebrata dal Legato Pontificio a Nazaret. L’Anno della Famiglia, infatti, deve essere soprattutto un anno di preghiera, per implorare dal Signore grazia e benedizione per tutte le famiglie del mondo.

Ma l’aiuto che chiediamo al Signore, come sempre, suppone il nostro impegno ed esige la nostra corrispondenza. Dobbiamo dunque metterci in ascolto della Parola di Dio, valorizzando questo anno come occasione privilegiata per una catechesi sulla famiglia, compiuta sistematicamente in tutte le Chiese locali sparse nel mondo, per offrire alle famiglie cristiane l’opportunità di una riflessione che le aiuti a crescere nella consapevolezza della loro vocazione. Nell’odierna catechesi, desidero pertanto offrire degli spunti di meditazione, tratti da alcuni brani della Sacra Scrittura.

2. Un primo tema ci viene proposto dal Vangelo di Matteo (Mt 2, 13-23), e riguarda la minaccia subita dalla Santa Famiglia quasi subito dopo la nascita di Gesù. La violenza gratuita che insidia la sua vita si abbatte anche su tante altre famiglie, provocando la morte dei Santi Innocenti, dei quali ieri abbiamo fatto memoria.

Ricordando questa terribile prova vissuta dal Figlio di Dio e dai suoi coetanei, la Chiesa si sente invitata a pregare per tutte le famiglie minacciate dall’interno o dall’esterno. Essa prega in particolare per i genitori, dei quali specialmente il Vangelo di Luca evidenzia la grande responsabilità. Dio infatti affida il suo Figlio a Maria, ed entrambi a Giuseppe. Occorre insistentemente pregare per tutte le madri e per tutti i padri, perché siano fedeli alla loro vocazione e si mostrino degni della fiducia che Dio ripone in loro, con l’affidamento dei figli alle loro cure.

3. Un altro tema è quello della famiglia come luogo in cui matura la vocazione. Possiamo cogliere questo aspetto nella risposta data da Gesù a Maria e Giuseppe, che lo cercavano angosciati mentre egli si intratteneva coi dottori nel tempio di Gerusalemme: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2, 49). Nella Lettera che ho indirizzato ai giovani di tutto il mondo nel 1985, in occasione della Giornata della Gioventù, ho cercato di evidenziare come è prezioso questo progetto di vita che proprio durante l’età giovanile ciascun giovane deve sforzarsi di elaborare. Come Gesù dodicenne era tutto dedito alle cose del Padre, così ciascuno è chiamato a porsi la domanda: quali sono queste “cose del Padre”, in cui devo impegnarmi per tutta la vita?

4. Altri aspetti inerenti alla vocazione della famiglia ci vengono illustrati dalla parenesi apostolica, quale ad esempio si trova nelle Lettere agli Efesini e ai Colossesi. Per gli Apostoli, così come più tardi per i Padri della Chiesa, la famiglia è la “chiesa domestica”. A questa grande tradizione rimane fedele il Papa Paolo VI nella sua meravigliosa omelia su Nazaret e sull’esempio che ci viene dalla Santa Famiglia: “Nazaret ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile…” (Insegnamenti di Paolo VI, II, 1964, p. 25).

5. Così dunque, fin dall’inizio, la Chiesa scrive la sua Lettera alle famiglie, e io stesso intendo muovermi in questo solco, preparando una Lettera per l’Anno della Famiglia: essa sarà resa pubblica tra non molto. La Santa Famiglia di Nazaret è per noi una sfida permanente, che ci obbliga ad approfondire il mistero della “chiesa domestica” e di ogni famiglia umana. Essa ci è di stimolo a pregare per le famiglie e con le famiglie e a condividere tutto ciò che per loro costituisce gioia e speranza, ma anche preoccupazione e inquietudine.

6. L’esperienza familiare, infatti, è chiamata a diventare, nella vita cristiana, il contenuto di un offertorio quotidiano, come un’offerta santa, un sacrificio a Dio gradito (cf. 1 Pt 2, 5; Rm 12, 1). Ce lo suggerisce anche il Vangelo della presentazione di Gesù al tempio. Gesù, che è “la luce del mondo” (Gv 8, 12), ma anche “segno di contraddizione” (Lc 2, 34), desidera accogliere questo offertorio di ogni famiglia come accoglie il pane e il vino nell’Eucaristia. Queste umane gioie e speranze, ma anche le inevitabili sofferenze e preoccupazioni, proprie di ogni vita di famiglia, egli vuole unire al pane e al vino destinato alla transustanziazione, assumendole così in certo modo nel mistero del suo Corpo e del suo Sangue. Questo Corpo e questo Sangue egli poi dona nella comunione come fonte di energia spirituale, non soltanto per ogni singola persona ma anche per ogni famiglia.

7. La Santa Famiglia di Nazaret voglia introdurci ad una comprensione sempre più profonda della vocazione di ogni famiglia, che trova in Cristo la fonte della sua dignità e della sua santità. Nel Natale Dio ha incontrato l’uomo e lo ha unito indissolubilmente a sé: questo “admirabile consortium” include anche il “familiare consortium”. Contemplando questa realtà, la Chiesa piega le ginocchia come di fronte a un “grande mistero” (cf. Ef 5, 32): essa vede nell’esperienza di comunione a cui è chiamata la famiglia un riflesso nel tempo della comunione trinitaria e sa bene che il matrimonio cristiano non è soltanto una realtà naturale, ma anche il sacramento dell’unità sponsale di Cristo con la sua Chiesa. È questa sublime dignità della famiglia e del matrimonio che il Concilio Vaticano II ci ha invitato a promuovere. Benedette le famiglie, che sapranno cogliere e realizzare questo originario e meraviglioso progetto di Dio, camminando per le vie indicate da Cristo.

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