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Il fuoco che salva

Quando l’amore di Cristo separa per guarire e unisce per sempre - Meditazione a partire da Lc 12,49-53

Autore: Don Flavio Maganuco

Omelia – XX Domenica del Tempo Ordinario, anno C

Ger 38,4-6.8-10 – Sal 39 – Eb 12,1-4 – Lc 12,49-53

IL FUOCO CHE SALVA

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Quando l’amore di Cristo separa per guarire e unisce per sempre

Ci sono parole di Gesù che ci confortano… e altre che ci mettono a disagio. Oggi sentiamo: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra… e non pace, ma divisione”.
Come? Non era il Principe della pace? Non ci ha insegnato ad amare tutti? Non ha pregato perché fossimo “una cosa sola”?

Il problema è che spesso confondiamo la pace con l’assenza di conflitti e la comunione con l’essere tutti d’accordo. Ma ci si può trovare d’accordo anche nel male. Ci si può trovare uniti… ma per andare nella direzione sbagliata. Quella non è comunione, è cameratismo, è cattiva complicità.

Immaginate una barca a remi in mezzo al mare. Dodici rematori, perfettamente sincronizzati… ma la bussola è rotta e stanno puntando dritti verso gli scogli. L’unità dei rematori è inutile, anzi è letale, perché li porta più velocemente alla rovina.

Qual è la differenza fra l’andare tutti d’accordo e l’essere in comunione? Semplice:

  • La vera comunione non si misura dal fatto che ci muoviamo insieme, ma da dove stiamo

    andando e perché.

  • E ciò che ci indica la direzione giusta non è il consenso della maggioranza, ma il fuoco

    dell’amore di Dio che illumina la strada e purifica il cammino.
    È il fuoco di cui parla Gesù: un fuoco che scalda, sì, che illumina; ma è soprattutto un fuoco che

    purifica. Brucia le scorie, toglie ciò che è falso, mette a nudo ciò che è vero.

    E quando questo fuoco entra nella nostra vita, non sempre ci asseconda: a volte ci separa. Non perché Gesù ami la divisione per sé stessa, ma perché sa che non c’è vera comunione senza verità, e non c’è pace senza giustizia.

    Lo sa bene Geremia, nella prima lettura:

  • Fedele alla Parola di Dio, annuncia ciò che non si vuole sentire, e per questo viene

    considerato un traditore e gettato nel fango.

  • Perché? Perché non dice quello che il re e i capi volevano sentirsi dire, ma ciò di cui

    avevano realmente bisogno, anche se faceva male.

    Così è il fuoco di Gesù: non viene per compiacerci, ma per guarirci. E la guarigione passa anche attraverso tagli dolorosi che ci separano da ciò che ci sta uccidendo; è il processo che avviene ad esempio nella chirurgia:

  • Si inizia con un taglio, con un’incisione, con la lacerazione della carne.
  • Il chirurgo deve perfino danneggiare un tessuto sano per mettere a nudo la parte malata.

• Sembra crudele, sembra contrario al buon senso; Però funziona. Fa male, sì, ma è per il bene della guarigione.

Siamo disposti a sottoporci a questa operazione chirurgica?

  • Alcune volte sì, alcune volte no.
  • E questo purtroppo crea divisioni; a volte dentro, a volte intorno a noi. Che cosa ci può dare la forza di accogliere questo fuoco?

    La Lettera agli Ebrei ce lo ricorda: “Tenere lo sguardo fisso su Gesù”.

  • Lui non ha cercato di essere popolare, non ha ammorbidito il Vangelo per evitare critiche.
  • Ha amato fino in fondo, ed è proprio questo amore che lo ha portato sulla croce.

    Tenere fisso lo sguardo su Gesù significa trovare la pazienza e il coraggio per sopportare le incomprensioni, le critiche, l’inevitabile esclusione.
    È Il Salmo ad accompagnarci in questo cammino: “Ho sperato, ho sperato nel Signore”.

• Perchè la speranza non nasce dall’approvazione degli altri, ma dalla fiducia in Dio che salva, che sostiene e rinnova la vita.

Ecco allora il senso delle parole dure di Gesù: non temere il fuoco che divide, perché è il fuoco che salva.

• Non è rabbia, ma amore; non è separazione sterile, ma il taglio necessario per liberarci da ciò che ci fa marcire e condurci verso ciò che ci rigenera.

La domanda che ciascuno deve portarsi a casa oggi è semplice:

  • Nelle mie relazioni, nelle mie scelte, nelle mie comunità… cerco solo approvazioni o il vero

    bene?

  • L’approvazione consola per un attimo, ma il bene rende liberi per sempre.

    Dunque non temiamo il fuoco di Cristo.

  • Se brucia, è per purificare.
  • Se divide, è per salvare.

    Non temiamolo perchè è il fuoco che ci unisce davvero, perché ci lega non a un’opinione o a un compromesso, ma a una Persona viva: Gesù. E chi è unito a Lui, è già in comunione con tutti coloro che vivono nello stesso fuoco.

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