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Il respiro dello Spirito Santo contro le tentazioni del deserto

Omelia della Prima Domenica di Quaresima - Anno A - (Mt 4,1-11)

Autore: Don Flavio Maganuco

I DOMENICA Di QUARESIMA (ANNO A)

Gen 2,7-9; 3,1-7 Sal 50 Rm 5,12-19 Mt 4,1-11

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 4,1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

DAL FIATO CORTO ALLA VITTORIA

allenandosi col respiro dello Spirito contro le tentazioni del deserto.

Quando comincia la Quaresima pensiamo subito alle cose da togliere: fioretti, rinunce, astinenze; è “cosa buona e giusta”, per carità, ma la prima lettura che abbiamo ascoltato oggi non comincia da qualcosa che viene tolto, inizia piuttosto con un dono.
Che cosa abbiamo ascoltato infatti: «Il Signore soffiò un alito di vita».

L’alito di vita… mi ha fatto pensare subito a un’espressione opposta, che diciamo in alcuni momenti ben precisi della nostra vita: «Mi manca il respiro».

È una frase che diciamo quasi senza accorgercene, e la diciamo quando la vita ci stringe un po’ troppo, quando una preoccupazione ci attraversa all’improvviso, quando una discussione ci lascia addosso un peso che non sappiamo spiegare, quando qualcosa dentro si agita e non trova spazio, e allora il corpo parla prima ancora della testa e dice così, con semplicità disarmante: mi manca il respiro.

Che bello allora vedere che il Signore comincia proprio da lì: Dio si avvicina, si china, prende la terra, la impasta, e poi compie un gesto intimo, quasi scandaloso per quanto è vicino, gli soffia nelle narici il suo alito di vita, come a dire che la nostra esistenza non sta in piedi da sola, ma vive di un respiro ricevuto.

Quindi non siamo solo terra impastata! Non siamo solo fango!
Quante volte ci convinciamo di questo, che il fango sia la nostra condizione, la nostra fragilità, che siamo solo limiti che non possono essere superati (e qualche volta lo pensiamo anche degli altri, definendoli, appunto, «fango»); invece dobbiamo ricordarci di questo alito di vita, che possiamo ripartire proprio da quel soffio.

Lo facciamo? Oppure questo fiato ce lo produciamo da soli, come se la vita dipendesse solo dalla nostra capacità di trattenerla, di controllarla, di difenderla?

Forse il peccato, prima ancora di essere una trasgressione, è proprio questo lento andare in apnea, questo abituarsi a un fiato corto, questo convincersi che in fondo possiamo cavarcela anche senza respirare davvero Dio, e così finiamo per sopravvivere invece di vivere.

La Parola oggi ci dice che il maligno inizia proprio da qui, da questa tentazione! Cosa dice ad Adamo? «Guarda che non è quell’alito che ti rende uguale a Dio! Se vuoi essere come lui, devi cercare fuori ciò che ti serve, non dentro di te!» E Adamo ci casca, con tutta la moglie.

Prendiamo allora esempio dal «nuovo Adamo», come ce lo ha presentato Paolo. Nel deserto, nel Vangelo di questa Domenica, Gesù viene anche lui tentato dal maligno, che gli dice le stesse cose: «Vuoi essere felice? Vuoi essere appagato? Vuoi la pace? Te la do io in quelle cose che sono fuori da te, fuori dalla tua portata!»

Ma Gesù non si lascia fregare: lui resta nel respiro del Padre mentre il Maligno glielo vuole togliere.
Vedete, le tentazioni sono esattamente quelle situazioni in cui anche noi sentiamo che qualcosa ci stringe la gola, ci toglie il respiro, e ci promette una soluzione rapida: un pane subito, un potere immediato, una via più facile che però, senza che ce ne accorgiamo, ci lascia ancora più senza fiato.

E allora la Quaresima non può essere il tempo in cui dobbiamo fare rinunce e fioretti solo per dimostrare di essere forti, né il periodo in cui inventarci qualche sacrificio per sentirci a posto, ma è il tempo in cui ci accorgiamo che stiamo vivendo in apnea e decidiamo, finalmente, di attingere a quell’alito di Vita, di respirarlo a fondo, perché come solo chi sa padroneggiare il proprio respiro può affrontare in modo efficace uno sforzo serio e spingersi oltre la fatica, così solo chi lascia entrare il soffio di Dio dentro la propria fragilità può permettersi quel colpo deciso che rompe un’abitudine, che lacera una tiepidezza, che interrompe un compromesso.

In questo “training” spirituale che è la Quaresima, nel cammino che stiamo facendo, comincia da qui! Prima di entrare nel deserto, comincia ritrovando quell’alito di Vita, lasciamoci governare dal soffio dello Spirito, dal dono abbondante della Grazia di Dio, che abbiamo ricevuto nel Battesimo e che riacquistiamo con la confessione sacramentale; Grazia che ci fa vivere e che ci fa vincere.

Vincere!

Quante volte abbiamo pensato che non è possibile? Vincere una tentazione, vincere un vizio, vincere l’orgoglio, vincere la depressione; vincere la partita contro il diavolo, contro il mondo, contro i nostri limiti. E lo so che siamo stanchi di lottare, perché lo facciamo da tutta la vita, ma… non è che il problema è che lottiamo male? Perché non usiamo bene il respiro?

Concentriamoci, allora; usiamolo bene: davanti alla paura, alla fretta, alla tentazione, all’abitudine sbagliata, non trattenerlo, riprendilo. Inspiralo di nuovo, portalo dentro, lascia che ti dia forza, lucidità, coraggio, e così, passo dopo passo, giorno dopo giorno, piccolo gesto dopo piccolo gesto, giungeremo, con Cristo accanto, alla fine del deserto, e non diremo più «mi manca il respiro», ma

«Finalmente respiro, finalmente vivo, finalmente posso vincere!»

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