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La Chiesa nostra Madre XVI

Lealtà verso la Chiesa

Autore: San Josemaría Escrivá

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[Omelia pronunciata il 4 giugno 1972, seconda domenica dopo Pentecoste].

I testi liturgici di questa domenica formano una catena di invocazioni al Signore. Nell’introito Lo chiamiamo nostro sostegno, nostra roccia e difesa [Cfr Sal 17, 19-20; 2-3. Introito della Messa]. L’orazione riecheggia lo stesso motivo: «Tu non privi mai della tua luce quelli che si rifugiano nella solidità del tuo amore» [Orazione della seconda domenica dopo Pentecoste].
Nel graduale continuiamo a invocarlo: «Nei momenti di angustia ho invocato il Signore… Libera, Signore, la mia anima dalle labbra di chi mi inganna, dalle sue false parole. Dio mio, in te mi rifugio» [Sal 119, 1-2; 7, 2. Graduale della Messa]. È commovente questa insistenza di Dio, nostro Padre, deciso a ricordarci che dobbiamo ricorrere sempre alla sua misericordia, qualunque cosa succeda. Sì, anche adesso, in questi momenti in cui voci di confusione percorrono la Chiesa; sono momenti di smarrimento, perché tante anime non riescono a trovare dei buoni pastori, altri Cristi, che le guidino verso l’amore del Signore; e trovano invece «ladri e predoni», che vengono per «rubare, uccidere, distruggere» [Cfr Gv 10, 8.10].
Non dobbiamo aver paura. La Chiesa, il Corpo di Cristo, sarà sempre il cammino indefettibile e l’ovile del Buon Pastore, il solido fondamento e la via aperta a tutti gli uomini. L’abbiamo appena letto nel santo Vangelo: «Esci per le strade e lungo le siepi e spingili a entrare, affinché la mia casa si riempia» [Lc 14, 23].
19. Che cos’è la Chiesa? E dove si trova? Molti cristiani, storditi e disorientati, non trovano una risposta sicura a queste domande, e arrivano forse a pensare che le risposte formulate in tanti secoli dal Magistero — e che i buoni libri di catechismo proponevano con essenziale precisione e semplicità — sono state «superate» e devono essere sostituite da altre. Una serie di fatti e di difficoltà sembrano quasi essersi dati convegno, per oscurare il volto puro della Chiesa. Alcuni dicono: la Chiesa si trova qui, nello sforzo di adattarsi ai cosiddetti «tempi moderni». Altri gridano: la Chiesa non è altro che l’ansia di solidarietà degli uomini; dobbiamo adeguarla alle circostanze attuali.
Si sbagliano. La Chiesa, oggi, è la stessa che Cristo ha fondato, né può essere diversa. «Gli Apostoli e i loro successori sono vicari di Dio nel governo della Chiesa costituita sulla fede e sui Sacramenti della fede. Perciò, come non è in loro potere fondare un’altra Chiesa, così non possono insegnare altra fede né istituire altri Sacramenti: poiché giustamente si dice che la Chiesa è stata costruita sui Sacramenti, sgorgati dal costato di Cristo pendente dalla Croce» [SAN TOMMASO, Summa theologiae, III, q. 64, a. 2, ad 3]. La Chiesa si fa riconoscere dalle quattro note che sono contenute nella confessione di fede di uno dei primi concili, e che recitiamo nel Credo della Messa: «La Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica» [Simbolo costantinopolitano, DS 150 (86)]. Sono queste le proprietà essenziali della Chiesa, che le derivano dalla sua natura, così come la volle Cristo. E, per essere essenziali, sono anche note, cioè segni che la distinguono da qualunque altro tipo di comunità umana, nella quale pure si oda pronunciare il nome di Cristo.
Poco più di un secolo fa, il papa Pio IX riassunse brevemente questo insegnamento tradizionale: «La vera Chiesa di Cristo è costituita e si riconosce, per autorità divina, nelle quattro note a cui confessiamo di credere nel Simbolo; e ciascuna di queste note è unita in tal maniera con le altre, che non può assolutamente restarne separata. Quindi, colei che veramente è e si chiama Cattolica, deve assieme risplendere per le prerogative della unità, della santità e della successione apostolica» [PIO IX, Lettera del S. Ufficio ai vescovi inglesi, 16 settembre 1864, DS 2888 (1686)]. È questo — insisto — l’insegnamento tradizionale della Chiesa, nuovamente ripetuto nel Concilio Vaticano II, anche se in questi ultimi anni alcuni l’hanno dimenticato, spinti da un falso ecumenismo: «Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo Una, Santa, Cattolica e Apostolica, e che il Salvatore nostro, dopo la sua Risurrezione, diede da pascere a Pietro, affidandone a lui e agli altri Apostoli la diffusione e la guida, e costituì per sempre colonna e sostegno della verità» [Lumen gentium, 8].