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Meditazione del Giovedì della V settimana del Tempo Ordinario

Riconoscere che abbiamo bisogno di Dio

Autore: Autori Cristiani

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– Gesù non rifiuta l’occuparsi delle anime

– Riconoscere che abbiamo bisogno di Dio

– Il potere della fede di una madre


Nel corso della vita pubblica di Gesù si è ripetuta spesso la stessa scena: il Signore tenta di isolarsi per prendere un po’ di respiro, per pregare, riflettere e stare con i suoi apostoli, però la folla gli rende difficile disporre di questi spazi. In altri momenti, tenta di passare inosservato, ma questo suo desiderio non viene appagato: «Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto» (Mc 7, 24). Commuove questa necessità di Gesù, tanto umana, di appartarsi in solitudine; ma commuove ancora di più pensare fino a che punto il Signore non ha riguardi per se stesso e non rifiuta l’occuparsi delle anime.

Uno dei miracoli più conosciuti di Gesù, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, viene preceduto da una scena di questo tipo. Il Signore invita i dodici ad andare con la barca «verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una gran folla» (Mc 6, 32-34). Gesù, che sembra che aveva progettato una giornata tranquilla, dedica tutto il tempo a quelle persone, fino al punto che i suoi apostoli lo invitano a congedarle perché ormai l’ora è assai tarda.

Si tratta di esempi meravigliosi per chi vuole santificare la vita ordinaria. San Josemaría ci ricorda che «a Cristo interessano proprio quelli che non hanno tempo»[1], vale a dire, le persone che vivono occupate, che lavorano intensamente. In realtà Gesù visse così, ed è per questo che noi cristiani siamo chiamati a renderci conto che è «davvero breve il tempo che abbiamo per amare»[2]. Gesù non aveva un orario per badare agli altri, perché la Redenzione non era per lui una attività da compiere fra le tante. E con questo stesso atteggiamento anche noi siamo chiamati ad affrontare la nostra vita di cristiani.


Quando corse la voce che in quella zona era arrivato Gesù, molte persone cominciarono ad accalcarsi attorno alla casa in cui si trovava. Ma per una delle donne la presenza di Gesù rappresentava una cosa diversa, una cosa decisiva: la possibilità di chiedere la guarigione di sua figlia, posseduta da uno spirito impuro. Sicché va direttamente dal Signore e, con un atteggiamento supplicante, pieno di umiltà, si prostra ai suoi piedi per chiedergli il miracolo. Scrive san Josemaría: «Nel considerare che sono molti a lasciarsi sfuggire la grande occasione, e lasciano che Gesù si allontani, pensa: da dove mi viene questa chiamata chiara, così provvidenziale, che mi ha indicato il cammino?»[3]. Nel Vangelo sono molti quelli che non furono consapevoli della grandezza di ciò che stavano contemplando. Fortunatamente abbiamo anche l’esempio di questa donna e di altri, come Giairo o come gli amici del paralitico.

I passi evangelici che ci narrano questo tipo di richieste a Cristo hanno un fattore comune: sentirsi bisognosi. La donna che chiede la guarigione della figlia vede in Cristo la sua unica possibilità di andare avanti, la sua unica possibilità di cambiare l’andamento del destino. «Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo» (Ap 3, 17), ci ricorda, con una frase severa, l’Apocalisse.

L’atteggiamento fiducioso di questa donna, questo sapere di aver bisogno di Gesù, è una immagine della fede autentica. «Sapersi piccoli, sapersi bisognosi di salvezza, è indispensabile per accogliere il Signore. È il primo passo per aprirci a Lui. Spesso, però, ce ne dimentichiamo. Nella prosperità, nel benessere, abbiamo l’illusione di essere autosufficienti, di bastare a noi stessi, di non aver bisogno di Dio […]. Se ci pensiamo bene, cresciamo non tanto in base ai successi e alle cose che abbiamo, ma soprattutto nei momenti di lotta e di fragilità. Lì, nel bisogno, maturiamo […]. Una bella preghiera sarebbe questa: “Signore, guarda le mie fragilità…” ed elencarle davanti a Lui. Questo è un buon atteggiamento davanti a Dio. Infatti, proprio nella fragilità scopriamo quanto Dio si prende cura di noi»[4].


Il dialogo che avvenne tra Gesù e la donna che si rivolse a lui è un esempio di fede perseverante. Era di origine sirofenicia, e quindi non apparteneva al popolo eletto. È per questo che il Signore, dopo aver ascoltato la sua richiesta, le risponde con parole aspre: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini» (Mc 7, 27). Il Signore vuole indicare che in quel momento quello che gli preme prima di ogni altra cosa è ricuperare le pecore perdute della casa d’Israele. Ma non era la prima volta che il Signore sembrava mettere ostacoli a quel che gli si chiedeva: basta pensare a Cana, quando disse a sua Madre che non era ancora arrivata la sua ora (cfr. Gv 2, 4).

Tuttavia, come accadde a quelle nozze, Gesù si lasciò conquistare ancora una volta dal cuore di una madre, che seppe modellare il suo amore in una delicata maniera di insistere: «È vero, Signore, però anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli» (Mc 7, 28). A questa risposta, vengono proferite immediatamente le parole dalla bocca di Cristo: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri» (Mt 15, 28). Ancora una volta il racconto evangelico ci presenta la fede come la chiave che apre le porte del nostro cuore a Dio perché Egli possa realizzare la sua opera.

La grande fede di questa donna è un riflesso della fede di santa Maria. «Possiamo farci una domanda: ci lasciamo illuminare dalla fede di Maria, che è nostra Madre? Oppure la pensiamo lontana, troppo diversa da noi? Nei momenti di difficoltà, di prova, di buio, guardiamo a lei come modello di fiducia in Dio, che vuole sempre e soltanto il nostro bene?»[5].


[1] San Josemaría, Solco, n. 199.

[2] San Josemaría, Amici di Dio, n. 39.

[3] San Josemaría, Solco, n. 200.

[4] Papa Francesco, Angelus, 3-X-2021.

[5] Papa Francesco, Udienza, 23-X-2013.

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