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Non rimandare il tuo “sì”
, Dio ti invita oggi al suo banchetto

Meditazione a partire da Lc 13,22-30

Autore: Don Flavio Maganuco

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Is 66,18-21 Sal 116 Eb 12,5-7.11-13 Lc 13,22-30

NON RIMANDARE IL TUO “SÌ” Dio ti invita oggi al suo banchetto

Avete presente quando rimandiamo qualcosa di importante? Una telefonata da fare, un progetto da iniziare, un incontro da vivere. Ci diciamo: “Lo faccio domani…”, e quel domani diventa una settimana, poi un mese, e magari non arriva mai. È la forza invisibile della procrastinazione: non ci nega nulla, ma ci priva del gusto di vivere oggi. Anche con Dio facciamo lo stesso. Rimandiamo una preghiera, un perdono, una scelta… magari non ce ne accorgiamo nemmeno, ma finiamo col prendere il “vizio” della procrastinazione spirituale.

Ma il Vangelo di questa domenica ci ricorda che l’invito di Dio non è per domani. È adesso! Ed è Cristo la porta (cfr. Gv 10,9) per entrare nel banchetto del Regno, e pensate che bello, quella porta non è chiusa, è aperta già oggi; perché entrare non è un obbligo imposto, ma un invito, anzi, un sogno che ci viene regalato.

Gesù però ci dice anche che la “porta è stretta”. E quante volte, leggendo o ascoltando questa frase, abbiamo immaginato questa porta come una minaccia: “se non sei abbastanza bravo, non passi”. Ma Gesù non vuole spaventarci, vuole scuoterci dal torpore. La porta è stretta perché richiede decisione, non perché è riservata a pochi. È stretta perché non possiamo passarci con le mani piene di rimandi, scuse e distrazioni. È l’invito a scegliere oggi, senza procrastinare, di vivere per Lui.

Perché la posta in gioco non è la paura di restare fuori, ma la gioia di sedersi al banchetto dove, come dice il Vangelo, “verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno” (Lc 13,29). È l’immagine di una tavola universale, che già pregustiamo ogni volta che ci sediamo all’Eucaristia.

Nella prima lettura di oggi Isaia ci ha fatto intravedere questo sogno: Dio raduna tutte le nazioni, tutti i popoli, per portare la sua gloria. Non un club esclusivo, ma una festa dove c’è posto per ogni volto, per ogni storia. Il salmo canta: “Andranno tutte le genti ad adorarti, Signore”, un canto che già oggi ci fa gustare la gioia del suo banchetto. La Chiesa universale si rende visibile quando celebriamo insieme, intorno all’altare.

Eppure, questo sogno non si improvvisa. La lettera agli Ebrei ci ricorda che la vita cristiana è come un allenamento. Nessuno diventa atleta restando sul divano. Così anche la fede cresce nella disciplina: la preghiera quotidiana, la carità concreta, la pazienza nel perdonare. A volte ci pesano, sembrano fatica. Ma Gesù stesso, dice la Scrittura, ha abbracciato la croce per amore: non ha procrastinato, non ha cercato scuse. Ha vissuto fino in fondo l’oggi del Padre. Per questo la sua fatica è diventata vittoria, e la croce è diventata porta aperta.

Allora la vera domanda è: quante volte rimandiamo il nostro “sì” a Dio? Quante volte diciamo: “Pregherò quando avrò più tempo, perdonerò quando sarò pronto, parteciperò quando mi sentirò

meglio”? E così ci priviamo della gioia del banchetto. La procrastinazione spirituale non ci fa male perché Dio ci punisce, ma perché ci toglie la gioia di vivere già oggi la comunione con Lui.

Cristo è la porta. Non è lontano, non è per pochi. È qui. E la sua grazia ci sostiene per attraversarla, passo dopo passo. Non da soli, ma come pellegrini che camminano insieme. Per questo, in questo anno giubilare, la Chiesa ci ricorda che siamo “pellegrini di speranza”. Pellegrini che non vivono di rimandi, ma di passi concreti. Ogni passo verso la porta stretta è già un passo nel sogno di Dio.

Ecco l’invito pratico: non rimandiamo. Scegliamo un gesto concreto oggi. Una preghiera breve ma vera, detta con il cuore. Un passo verso una riconciliazione che attende da troppo. Un atto di accoglienza che spezzi la solitudine di qualcuno. In questa Messa, già ora, partecipiamo al banchetto del Regno: assaggiamo il pane vivo che ci apre la porta. Non lasciamolo per domani.

“In questo Giubileo della speranza, siamo chiamati a essere pellegrini che camminano oggi verso il banchetto di Dio, con il cuore pieno di fiducia.”

Amen.

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