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Omelia della V Domenica di Quaresima - Anno A - (Gv 11,1-45)

Liberatelo e lasciatelo andare! La promessa di una vita libera dalla morte interiore

Autore: Don Flavio Maganuco

V DOMENICA Di QUARESIMA (ANNO A)

Ez 37,12-14 Sal 129 Rm 8,8-11 Gv 11,1-45

LIBERATELO E LASCIATELO ANDARE!

La promessa di una vita libera dalla morte interiore

Quinta Domenica di Quaresima;

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 11,1-45

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Ci avviciniamo alla fine di questo tempo e, se siamo sinceri, una parte di noi pensa già a quando tutto questo finirà. Magari qualcuno ha fatto qualche fioretto particolare e non vede l’ora di poter riutilizzare o riassaggiare qualcosa. Eppure, mentre questo tempo penitenziale sta per concludersi, sappiamo che ci sono tante “piccole quaresime” che non vedono una fine.

Qualcuno è incastrato dentro un lavoro che non lo gratifica, qualcun altro non riesce a mettere pace in una situazione di conflitto, qualcun altro ancora si trova a convivere con una malattia che lo attanaglia. Tante “piccole Via Crucis” che non raggiungono mai un’ultima stazione.

E quando ci si trova in queste situazioni difficili, è naturale abbattersi e non rialzarsi dopo l’ennesima caduta. Volendo utilizzare le parole del profeta Ezechiele ascoltate nella prima lettura: «Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti».

È una condizione forte, tremendamente difficile da affrontare: vivi fuori, ma spenti dentro.

Che bello allora che durante questo tempo di Quaresima ascoltiamo parole di Resurrezione, prima ancora di arrivare alla Pasqua; a indicarci non soltanto la meta, ma anche a ricordarci che nemmeno una delle croci che portiamo viene trascurata o dimenticata.

Dio vede ogni situazione difficile, conosce ogni fatica; non la nega, non la addolcisce ma se ne prende cura; ci dice:
«Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe… farò entrare in voi il mio Spirito e rivivrete».

È una promessa concreta: Dio non è insensibile alle nostre tombe interiori, non ne è indifferente. E lo vediamo bene in ogni gesto compiuto da Gesù nel Vangelo di oggi: appena Lazzaro muore, si mette in cammino verso Betania e davanti al dolore di Marta e di Maria si commuove, ne è turbato, scoppia in pianto. Dio abita le nostre ferite.

Fa aprire il sepolcro e grida: «Lazzaro, vieni fuori!».
E Lazzaro, tra lo stupore di tutti, esce, ancora legato; Gesù ordina: «Liberatelo e lasciatelo

andare».

Liberatelo. La morte non ha più potere su di lui. Non lo domina più. Lazzaro è libero, ha una vita nuova. Vorrei dirlo ancora: Lazzaro è libero, ha una vita nuova. Come noi.

La vita nuova nel battesimo è libertà: libertà da ciò che ci schiaccia, libertà da ciò che ci opprime, libertà da ciò che ci intristisce, liberi dalla morte, liberi dal male. Essere liberi dal male non vuol dire che il male sparisce, ma che non ha potere su di noi. Bene dice san Paolo:

«voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito», noi non apparteniamo alla morte, apparteniamo a Cristo. E lo «Spirito di Dio che abita in noi ci darà la vita». E questa vita nuova ha dei segni.

Pensateci: Cristo Risorto porta ancora i segni della Passione… ma non per restare ferito, bensì perché chi è ferito possa iniziare a vivere con i segni della Risurrezione.

Perché la “tua passione” non è più il luogo dove vince la morte, ma il luogo in cui può abitare una vita diversa.

E allora si capisce cosa significa, concretamente, vivere da risorti:
Non è avere tutto risolto. È accorgersi che, anche dentro ciò che non si risolve, qualcosa in noi è cambiato. Quando invece di chiuderci continuiamo ad amare; quando invece di indurirci lasciamo spazio al perdono; quando invece di spegnerci troviamo ancora un motivo per sperare.

Questi sono i segni della risurrezione. E questi segni li dona lo Spirito Santo, che lavora dentro di noi in modo silenzioso ma reale.

La parola di oggi ci invita a chiederci:
E se Lazzaro fossi io? Qual è oggi la mia tomba?
Dove mi sto abituando a vivere come se fossi già finito?

Perché è proprio lì che il Signore continua a dire: «Vieni fuori».
E forse oggi possiamo anche noi fare nostra quella parola che Gesù affida agli altri:

«Liberatelo». E trasformarla in preghiera:

Liberami, Signore,

da tutto ciò che mi tiene legato dentro le mie paure.
Liberami dalle chiusure che mi impediscono di amare.
Liberami da quel modo di pensare che mi fa credere che nulla possa cambiare.

Apri i miei sepolcri, come hai promesso,
e fa’ entrare in me il tuo Spirito, perché io riviva.

Donami i segni della risurrezione:
uno sguardo che sa ancora sperare,
un cuore che non si indurisce,
una vita che, anche nelle ferite, continua ad amare.

E insegnami, Signore, a uscire dalle mie tombe e a camminare nella luce,
da risorto, insieme a Te. Amen.

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