"Pentecoste, la grazia di essere raggiunti da Dio" - (Gv 20,19-23) - Anno A - Don Flavio Maganuco
Autore: Don Flavio Maganuco
DOMENICA DI PENTECOSTE (ANNO A)
At 2,1-11 Sal 103 1Cor 12,3-7.12-13 Gv 20,19-23
PENTECOSTE
la grazia di essere raggiunti da Dio
Domenica di Pentecoste, oggi la Chiesa festeggia il dono dello Spirito, festeggia il mantenimento di quella promessa che ci accompagna da domenica scorsa, “non vi lascerò orfani”. Durante il corso dell’anno sono tanti i momenti in cui ci ricordiamo questa meravigliosa verità, ovvero che Dio mantiene le sue promesse, e allora oggi lasciamo che questa verità tocchi anche il nostro cuore, così com’è. Perchè potremmo avere un cuore aperto, disponibile, capace di accogliere il dono dello Spirito, come potremmo avere invece un cuore chiuso, inacapace di uscire, incapace di lasciar entrare qualcuno o qualcosa. Il Vangelo ci mostra ancora il momento in cui discepoli sono chiusi nel Cenacolo. Sono barricati, nascosti. Hanno le porte sbarrate, per paura, per prudenza, forse per stanchezza, forse per il peso di un dolore che non sanno più gestire. In quel momento, non possono accogliere nessuno, né andare incontro a qualcuno. A volte, i nostri cuori, le nostra vite, possono trovarsi in questa condizione. Anche noi, a tratti, sentiamo il bisogno di barricarci, sentiamo sigillate le labbra del cuore, non abbiamo nulla da dire, nemmeno a Dio. Ci sentiamo come terra arida, secca, che non ha più la forza di produrre nulla. Vorremmo uscire da questa condizione, vorremmo anche noi quella pace che il Signore porta ai Discepoli, che entrasse lì, dove le porte del cuore sono chiuse, in attesa che qualcuno o qualcosa sblocchi la serratura.
Ma la terra arida non può fare altro che aspettare. Non può creare la pioggia. La dignità della terra arida sta tutta nella sua capacità di restare lì, sotto il cielo, in attesa.
Ecco allora perchè oggi è festa anche per chi vive questa condizione. Perchè quella pioggia arriva, perchè il Signore entra, anche se le porte sono chiuse, senza bussare, senza annunciarsi, senza chiedere permesso; attraversa le nostre difese, le nostre chiusure, le nostre ferite. Il suo Spirito arriva; crea; rinnova.
La bella notizia di oggi è che desiderare tutto questo, desiderare che questo Spirito soffi su di noi, desiderare che Egli rinnovi la nostra vita, è già il lavoro dello Spirito dentro di noi. È la prova che quello Spirito è già entrato, a porte chiuse, e sta agendo. Nella prima lettura lo Spirito viene presentato come una lingua di fuoco, come una lingua che fa ardere il cuore, di chi parla e di chi ascolta; Ecco, anche se non lo sentiamo, anche se ci sentiamo spenti, desiderare questo fuoco è già la prova della sua presenza; è una brace che sta covando sotto la cenere. Ha i suoi tempi, i suoi ritmi, spesso diversi dai nostri. Oggi, forse, siamo chiamati a essere semplicemente questa terra che aspetta, a essere questa brace che desidera il fuoco. Se anche voi vi sentite a porte chiuse, se vi sentite stanchi, se la vostra vita vi sembra una terra che ha bisogno di essere ricreata: sappiate che siete esattamente al centro dello sguardo di Dio. Non sforziamoci di essere diversi da ciò che siamo. Restiamo in questa attesa. Perché lo Spirito arriva anche quando siamo feriti. A lavare ciò che è sporco, a sanare ciò che sanguina, a radddrizzare ciò che è sviato, a scaldare ciò che è gelido. E in tutto questo, ogni vita, a suo tempo, torna ad essere terra che germoglia.” Vieni Santo Spirito. E la faccia della terra sarà rinnovata. Amen.