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“Pregare è parlare con Dio. Ma, di che cosa?”

Autore: San Josemaría Escrivá

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Mi hai scritto: “Pregare è parlare con Dio. Ma, di che cosa?”. —Di che cosa? Di Lui, di te: gioie, tristezze, successi e insuccessi, nobili ambizioni, preoccupazioni quotidiane…, debolezze!

E atti di ringraziamento e suppliche: e Amore e riparazione. In due parole: conoscerlo e conoscerti: “stare insieme”! (Cammino, 91)

 

Una preghiera al Dio della mia vita. Se per noi Dio è vita, non deve destare meraviglia che la nostra esistenza cristiana debba essere impregnata di orazione. Non dovete però pensare che l’orazione sia come un atto isolato che si compie una volta e poi si abbandona. Il giusto si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte. La mattina il mio pensiero è per te e la sera s’innalza la mia preghiera come incenso al tuo cospetto. Tutta la giornata può essere tempo di orazione: dalla sera alla mattina, dalla mattina alla sera. E, più ancora, persino il sonno, ci ricorda la Sacra Scrittura, deve essere preghiera.

(…) La vita di orazione deve inoltre trovare appoggio su alcuni momenti quotidiani dedicati esclusivamente al rapporto con Dio; momenti di colloquio, senza rumore di parole, accanto al tabernacolo, ogni volta che sia possibile, come a dimostrare gratitudine al Signore — così solo! — per la sua attesa di venti secoli. L’orazione mentale è questo dialogo con Dio, cuore a cuore, in cui interviene tutta l’anima: l’intelligenza e l’immaginazione, la memoria e la volontà. È una meditazione che contribuisce a dar valore soprannaturale alla nostra povera vita umana, alla nostra comune vita quotidiana.

Grazie a questi momenti di meditazione, grazie alle orazioni vocali e alle giaculatorie, sapremo trasformare la nostra giornata, con spontaneità e senza spettacolarità, in una lode continua a Dio. Ci manterremo alla sua presenza, così come gli innamorati rivolgono continuamente il loro pensiero alla persona amata, e tutte le nostre azioni, anche le più piccole, si riempiranno di efficacia spirituale.

Pertanto, quando il cristiano intraprende il cammino del rapporto ininterrotto con il Signore — ed è un cammino per tutti, non una via per privilegiati — la vita interiore cresce sicura e salda; e si consolida nell’uomo quella lotta, amabile ed esigente ad un tempo, necessaria per realizzare fino in fondo la volontà di Dio.

(E’ Gesù che passa, 119)

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