Questione di sguardo - XVII Domenica del Tempo Ordinario Anno A - (Mt 13,44-52)
Autore: Don Flavio Maganuco
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
1Re 3,5.7-12 Sal 118 Rm 8,28-30 Mt 13,44-52
QUESTIONE DI SGUARDO
quando il Vangelo ci insegna a vedere ci che vale davvero
Vangelo secondo Matteo, 13,44-52
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Qualche tempo fa al telegiornale osservavo la notizia di un’opera d’arte comprata all’asta per circa 6 milioni di euro. Io, lo confesso, non l’avrei scambiata nemmeno per due noccioline o due goleador. È un po’ la classica storia che vede davanti a un quadro due persone: la prima lo guarda con aria perplessa pensando: «Mah… due macchie di colore. Mio figlio all’asilo farebbe di meglio». La seconda, invece, si avvicina lentamente, osserva ogni particolare, legge la firma dell’autore e pensa: «Quest’opera vale milioni».
In questo racconto il quadro è lo stesso. Non erano cambiati i colori. Non era cambiata la tela. Era cambiato lo sguardo.
Forse è proprio questo il significato della parola discernimento che ritorna in maniera diretta e indiretta nelle letture che ascoltiamo oggi. Noi siamo abituati a pensare che discernere significhi semplicemente distinguere il bene dal male. Certo, è anche questo. Ma il Vangelo oggi ci porta un passo più avanti: discernere significa imparare a riconoscere ciò che vale davvero.
Che è esattamante quello che ha chiesto Salomone. Dio gli dice: «Chiedimi ciò che vuoi». Che domanda straordinaria! Probabilmente molti di noi chiederebbero salute, sicurezza, denaro, successo… qualcosa che renda la vita più facile o ci permetta di avere più controllo su ciò che ci accade.
Salomone, invece, sorprende tutti noi. Non chiede qualcosa per sé. Chiede un cuore capace di ascoltare, un cuore capace di discernere. In altre parole, chiede gli occhi giusti per vedere ciò che conta davvero e per servire il popolo con giustizia.
È una richiesta bellissima, perché Salomone ha capito che la vera ricchezza non sta nel possedere tante cose, ma nel riconoscere ciò che ha veramente valore.
Ed è esattamente quello che racconta Gesù.
Un uomo trova un tesoro nascosto in un campo. Un mercante scopre una perla di valore inestimabile. Nessuno dei due crea il tesoro. Nessuno dei due produce la perla. La riconoscono.
È questo il punto: il tesoro era già lì. La perla esisteva già. Ciò che cambia è lo sguardo di questi due cercatori.
E appena i due riconoscono questi tesori, succede una cosa sorprendente. Gesù dice che quegli uomini vendono tutto pieni di gioia. Non vendono tutto per diventare felici. Vendono tutto perché hanno già trovato ciò che rende felici.
Che differenza enorme!
Quante volte pensiamo che la fede sia un triste elenco di rinunce. Gesù, invece, ci racconta la gioia di una scoperta così grande che tutto il resto perde peso. Perché quando trovi ciò che vale davvero, non fai fatica a lasciare ciò che vale meno.
Eccolo, il Regno dei cieli.
Non è soltanto una meta futura. Comincia quando impariamo a guardare la vita con gli occhi di Dio. Quando smettiamo di misurare tutto in base all’utile, al successo o al possesso e iniziamo a riconoscere i tesori che Lui nasconde nella nostra storia: una relazione da custodire, una persona da amare, un perdono da donare, un servizio da compiere, una chiamata da accogliere… o persino una cicatrice da valorizzare, che se affidata a Lui, può diventare un luogo di grazia e di testimonianza. Perché, come ci ricorda San Paolo: «Tutto concorre al bene per quelli che amano Dio». Che non significa che tutto sia già un bene. Né che Dio manda le prove. Significa che chi vive guidato dallo Spirito impara a riconoscere anche dentro le prove della vita la voce di Dio che le trasforma in occasione di crescita e di amore. È questo lo Spirito di sapienza che Salomone aveva chiesto. Lo stesso Spirito che anche noi abbiamo ricevuto nel Battesimo.
Forse allora dovremmo correggere le nostre preghiere. Non chiedere: «Signore, dammi quello che desidero». Ma chiedere: «Signore, insegnami a riconoscere ciò che vale davvero».
Perché il rischio più grande non è non avere un tesoro. Il rischio più grande è passargli accanto ogni giorno… senza accorgersene.
Tra poco, sull’altare, il Signore ci metterà davanti un piccolo pezzo di pane. Agli occhi di molti è soltanto pane. Agli occhi della fede è il Tesoro più grande che Dio abbia nascosto nel mondo: suo Figlio che si dona a noi.
Chiediamo oggi un cuore capace di riconoscerlo, di accoglierlo con gioia e di lasciare che sia Lui il valore più grande della nostra vita.