«Ricorda» Tra memoria disarmata e grazia disarmante - XXIV Domenica del Tempo Ordinario (A) (Mt18,21-35) - Don Flavio Maganuco
Autore: Don Flavio Maganuco
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sir 27,33-28,9 Sal 102 Rm 14,7-9 Mt 18,21-35
«RICORDA»
tra memoria disarmata e grazia disarmante
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,21-35
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.
Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Abbiamo tutti una memoria formidabile per i torti subiti. Ricordiamo le parole che ci hanno ferito, la faccia di chi ci ha deluso, il conto di chi ci deve ancora delle scuse. Il rancore è questo: una memoria che continua a farci rivivere il male del passato. La Parola di oggi ci chiede di disarmare la memoria, per imparare a ricordare altro.
Il Siracide dice: «Ricordati della fine». Non è una minaccia di morte, è il richiamo alla nostra verità: anche noi abbiamo debiti davanti a Dio. Se continuiamo a tenere il conto dei torti e ci facciamo giudici dell’altro, occupiamo un posto che non è il nostro. «Con quale coraggio posso chiedere conto dei suoi debiti, quando io ne ho milioni davanti al Signore?». Ma questo ricordo da solo non basta. Perdonare lascia talvolta un vuoto, perché rinunciare al rancore significa rinunciare anche alla nostra piccola vendetta. Per questo la Parola ci offre altri due ricordi.
Ricordati di chi sei. San Paolo dice: «Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore». Quando il rancore ci spinge a difendere la nostra dignità, ricordiamoci che apparteniamo a Cristo. La nostra vita è nelle sue mani.
Ricordati da dove vieni: ricordati della misericordia. Il servo del Vangelo riceve un debito enorme condonato e subito dopo prende per il collo un compagno per una cifra ridicola. Ha dimenticato. Ha dimenticato la misericordia ricevuta. Quando perdiamo la memoria della grazia, diventiamo contabili con gli altri.
Perdonare allora non è soltanto uno sforzo morale: è fare spazio al Sacro. Pensiamo all’indicazione di Papa Leone a vivere una «pace disarmata e disarmante». Il rancore ci arma dei nostri calcoli e delle nostre ragioni. La pace disarmata nasce quando lasciamo cadere quelle armi e affidiamo a Dio ciò che da soli non riusciamo a risolvere. E allora la memoria diventa disarmata e la grazia ricevuta diventa disarmante: ciò che Dio compie in noi può diventare, attraverso di noi, una forza capace di spezzare la catena del male.
Possiamo allora pregare: «Signore, la ferita brucia ancora, ma mi ricordo di Te, di chi sono e di quanto mi hai amato. Vieni Tu ad amare e a perdonare in me e attraverso di me».
Tra poco ascolteremo: «Fate questo in memoria di me».
L’Eucaristia è la memoria viva della grazia ricevuta. Ci ricorda che non siamo soli, che siamo perdonati e che la nostra vita appartiene a Cristo.
Chiediamo di uscire da questa celebrazione con una memoria rinnovata: non più un registro di debiti da riscuotere, ma un cuore abitato dalla misericordia, perché la grazia ricevuta diventi, attraverso di noi, memoria disarmata e grazia disarmante.