Sia "Festa" la tua volontà
Omelia della Sesta Domenica del Tempo Ordinario Anno A - Mt 5,17-37
Autore: Don Flavio Maganuco
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,17-37
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sir 15,16-21 Sal 118 1Cor 2,6-10 Mt 5,17-37
SIA “FESTA” LA TUA VOLONTÀ, dove si abbracciano il Tuo amore e le mie scelte.
Esiste una frase che diciamo (mi auguro) ogni giorno, ma forse a volte, la diciamo quasi distrattamente: «Sia fatta la tua volontà».
La diciamo nel Padre nostro. La ripetiamo tante volte.
Ma se ci fermassimo un attimo… siamo davvero sicuri di sapere cosa stiamo chiedendo?
Perché, diciamocelo, la parola “volontà” non sempre ci piace.
Abbiamo conosciuto volontà che desiderano solo schiacciare; o imporre. O che non sanno ascoltare. Quando facciamo queste brutte esperienze, dentro di noi può nascere una paura sottile:
E se attuandosi la volontà di Dio, io perdessi qualcosa? E se devo attuarla io questa volontà, ma mi chiedesse troppo? E se mi togliesse ciò che amo?
Una paura talmente forte da farci persino omettere di pronunciare quella frase in futuro, non si sa mai.
Che bello è allora che la Parola di oggi sia molto concreta. Perchè ci dice esattamente quanto pesa la volontà di Dio, e quanto incide sulla nostra libertà. Il Siracide ce lo dice senza giri di parole: Dio non impone, ci lascia scegliere:
«Se vuoi, osserverai i comandamenti». Se vuoi. anche davanti a scelte di vita e di morte, Dio non decide al posto nostro. Non ci manipola. Anzi:
Ci prende sul serio. La sua volontà passa attraverso la nostra libera scelta.
E che cosa otteniamo se scegliamo Lui e facciamo sua volontà? Il Salmista ce lo canta con una semplicità disarmante: «Beato chi cammina nella legge del Signore».
Beato. Felice. Non oppresso. Non umiliato. Felice. È un canto che nasce dall’esperienza. Chi ha scelto Dio, magari non ha ottenuto quello che desiderava, magari ha fatto scelte che sono costate qualcosa, ma è Felice, perchè quanto ha ottenuto vale più di quanto ha donato o rinunciato.
E in che cosa consiste questa volontà? Ce lo ha detto Gesù nel Vangelo di oggi:
«Avete inteso che fu detto… ma io vi dico».
Accogliere la volontà di Dio significa non accontentarsi del minimo sindacale.
Non basta non fare del male: non puoi nemmeno odiare tuo fratello nel cuore.
Non basta non tradire: siamo chiamati a custodire le nostre relazioni; col desiderio, con la fedeltà, con la verità.
«Il vostro parlare sia: sì, sì; no, no». Cioè: niente compromessi. Niente doppiezze.
Perché la volontà di Dio non può una morale appiccicata addosso. Ma un amore che vuole abitare dentro di noi.
E secondo me è qui che tocchiamo il punto decisivo.
La volontà di Dio nasce dall’amore: significa che non è contro di noi. Ma che è per noi. Non è il capriccio di un padrone. È il desiderio di un Padre.
San Paolo oggi ce lo ha detto con un’espressione bellissima:
Dio ha preparato una sapienza per coloro che lo amano. Ha preparato.
Cioè c’è qualcosa di bello, di fresco, di grande, di liberante che Dio ha già pensato per te. Perchè ti ama, perchè ti vuole bene. Perchè non vuole schiacciarti, vuole farti fiorire. E questo qualcosa è una sapienza che il mondo non riesce a capisce, che forse non capirà mai, perchè supera la logica umana, ma che conduce alla vita.
E allora certo, fare quello che Gesù chiede non è facile.
Amare così, perdonare così, essere limpidi così… va oltre le nostre forze. Ma prima di essere qualcosa da “fare” è qualcosa da “accogliere”; è sentirsi amati così, perdonati così, accolti così.
Si tratta dunque di ricevere per poi restare nell’amore di un Padre che non ci ripudia, che non si stanca di noi, che non vuole abusare della nostra libertà, al massimo educarla.
Che desidera armonia tra i suoi figli e rettitudine nei loro cuori… perché siano felici.
Non è forse vero che questo che cambia tutto?
Se mi sento amato così, allora posso fidarmi. Se mi sento custodito, allora posso
scegliere. Se so che Dio non è contro di me, allora la sua volontà non mi fa più paura.
Se so tutto questo, allora quella frase del Padre nostro smette di essere rassegnazione. «Sia fatta la tua volontà» non è più : va bene, mi arrendo.
Diventa: mi fido. Diventa: scelgo con Te. Diventa: cammino con Te.
E piano piano, quasi senza accorgercene, la volontà di Dio diventa festa.
Festa che comincia quando ci si ritrova attorno a una tavola senza maschere. Festa che comincia quando tra fratelli torna la pace.
Festa che comincia quando il cuore è limpido e non ha più bisogno di mentire, quando l’amore di Dio incontra il nostro amore fragile… e lo rialza.
Tra pochi giorni entreremo nel tempo di Quaresima.
Se ci lasciamo guidare da questo non sarà il tempo in cui Dio ci toglie qualcosa.
Sarà piuttosto il tempo in cui ci insegna a dare un nome alle nostre fragilità; e a scegliere meglio. A scegliere la vita. A scegliere l’amore vero. A dire qualche “no” che libera e qualche “sì” che costruisce.
La volontà di Dio sarà il luogo dove diventiamo veramente noi stessi; il luogo dove impariamo ad amare come Lui. E potremo pregare con tutto il cuore:
Padre, non solo sia fatta la tua volontà. Sia festa la tua volontà. Dentro di noi. Tra di noi. Per il mondo. Amen.