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Subito: la misura del desiderio

III Domenica del Tempo Ordinario - Domenica della Parola (Anno A) (Mt 4,12-23)

Autore: Don Flavio Maganuco

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – DOMENICA DELLA PAROLA (ANNO A)

Is 8,23-9,3 Sal 26 1Cor 1,10-13.17 Mt 4,12-23

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 4,12-23

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

SUBITO: la misura del desiderio

C’è una parola nel Vangelo di oggi che, ogni volta, mi mette un po’ di inquietudine. È una parola semplice, quasi banale.
Eppure pesa: «subito».

Gesù passa lungo il mare, guarda dei pescatori, dice poche parole. E loro — dice il Vangelo — subito lasciano le reti e lo seguono. Subito.

E non so voi, ma io, davanti a quel «subito», mi sento sempre un po’ fuori posto. Perché nella mia vita le cose importanti non sono mai state subito.
Sono state lente.
Combattute.

Rimuginate.
Vedete, il Signore non mi ha chiamato una volta sola, ma tante.
E ogni volta un po’ più forte.
Finché, a un certo punto, quel sì è diventato possibile. Ed è stato subito liberante.

Eppure ancora oggi mi chiedo:

Ma com’è possibile dire di sì subito?

Se siamo onesti, nella vita noi il «subito» lo conosciamo.
Facciamo subito le cose che ci piacciono.
Quelle che ci attirano.
Quelle che sentiamo in sintonia con qualcosa di profondo.
Insomma, quando qualcosa intercetta un desiderio vero, non servono troppe spiegazioni. Non servono rinvii.

Il passo viene da sé.
E forse è qui la chiave della Parola di oggi.

Isaia parla di un popolo che cammina nelle tenebre e vede una grande luce. Una luce che attrae.
La seguono perché viene dopo le tenebre.
Perché promette vita.

Perché dice: non sei destinato a restare nel buio.

Il «subito» nasce così.
Quando ciò che ci viene incontro è più grande della paura. Quando è più forte dell’esitazione.
Quando è più vero delle nostre resistenze.

Il Salmo lo dice con una semplicità disarmante:

«Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore?»

Non è che il timore semplicemente sparisce, è che la forza, la sicurezza, la pace che vengono fuori da quella luce, sono più forti del timore.

E Paolo, nella seconda lettura, ci ricorda che si cammina insieme solo quando c’è qualcosa che unisce più dei gusti personali, più delle simpatie, più delle appartenenze. Quando c’è un desiderio condiviso, quando c’è quell’unione di pensieri e di sentire. Quando ciò che ci viene proposto è più grande di noi.

Ecco allora il punto.

La Domenica della Parola, allora, non serve a ricordarci che dobbiamo leggere di più la Bibbia.
Serve a ricordarci che la Parola di Dio è qualcosa di così bello, di così liberante, di così vero,

che — quando la riconosci — la vuoi subito.

E quel «subito» può nascere in due modi:
Dalla fede: mi fido di Dio più delle mie paure;
Oppure dall’esperienza: ho già visto che questa Parola mantiene le promesse; A volte da entrambe le cose, insieme.

I discepoli dunque non seguono Gesù perché sono eroi spirituali.
Lo seguono perché, nelle Sue parole e nelle Sue opere, hanno riconosciuto qualcosa che parlava alla loro vita più delle reti che tenevano in mano.

E allora oggi la domanda non è:
«Perché io non sono capace di dire “sì” subito?» La domanda vera è un’altra:
Che volto ha, per me, la Parola di Dio?
È un peso o una promessa?
Un dovere o una gioia?
Una richiesta in più o una liberazione possibile?

Perché quando la Parola intercetta il desiderio profondo di vivere davvero, quando dice qualcosa di vero su di noi,
allora — prima o poi —
quel «subito» diventa possibile.

E non perché siamo migliori.
Ma perché ci siamo fidati della luce più che del buio.

Amen.

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