10 minuti

"Tu, di che sete.. hai veramente sete?"

Vangelo della Terza Domenica di Quaresima anno A - (Gv 4,5-42)

Autore: Don Flavio Maganuco

III DOMENICA Di QUARESIMA (ANNO A)

Es 17,3-7 Sal 94 Rm 5,1-2.5-8 Gv 4,5-42

AL POZZO CON GESÙ:

di che sete… hai veramente sete?

Vangelo secondo Giovanni 4, 5-15.19b-26.39a.40-42 (forma breve)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Mentre meditavo il vangelo di questa domenica, mi è venuta in mente una domanda un po’ curiosa. Gesù dice alla Samaritana: “Dammi da bere”. E allora mi sono chiesto: oggi, se qualcuno ci chiedesse una cosa così, quante bevande potremmo offrirgli?

Una volta c’erano poche cose: acqua, vino… poco altro. Oggi invece credo che siamo nell’ordine delle migliaia di bevande diverse. Acque naturali, frizzanti, aromatizzate, succhi, bibite di ogni tipo, bevande energetiche, alcoliche e analcoliche. Uno può bere davvero di tutto.

Eppure sappiamo bene che non tutto quello che beviamo ci fa bene. Alcune bevande sembrano dissetare, ma in realtà aumentano la sete. Altre danno un piacere immediato, ma non danno al corpo ciò di cui ha davvero bisogno: il giusto equilibrio di acqua, sali, zuccheri e altri elementi importanti.

A un certo punto mi sono accorto che questa cosa succede anche nella vita. Anche dentro di noi esiste un’altra “sete”, una sete interiore: sete di giustizia, sete di verità, sete di amore, sete di attenzione, sete di pace.

E allora la domanda diventa seria: dove andiamo a bere quando abbiamo questi tipi di “sete”?
La Quaresima, in fondo, ci aiuta proprio a fare questo discernimento: a dare un nome alla nostra

fame e alla nostra sete, e a capire che cosa davvero può saziarle.

Non è un caso, infatti, che il Vangelo di queste domeniche ci mostri un Gesù molto umano. Nella prima domenica di Quaresima lo abbiamo visto nel deserto: aveva fame. Oggi lo incontriamo seduto accanto a un pozzo: è stanco e ha sete. Gesù non si presenta come uno che non ha bisogno di nulla. Entra fino in fondo nella nostra umanità. E proprio da lì ci insegna qualcosa di decisivo.

Nel deserto, quando ha fame, rifiuta l’illusione di trasformare le pietre in pane. Non tutto ciò che sembra cibo nutre davvero. E oggi, al pozzo, quando ha sete, incontra una donna che da tempo sta cercando di dissetare la propria vita in tanti modi diversi.

Il Vangelo racconta con delicatezza la sua storia: ha cercato amore, sicurezza, stabilità… ma ogni volta è rimasta un po’ più assetata di prima. Non è una donna cattiva. È una donna assetata.

E Gesù non la rimprovera per la sua sete. Fa una cosa sorprendente: le dice “Dammi da bere”. È come se Dio ci dicesse: prima ancora della tua sete, c’è la mia. Dio ha sete dell’uomo.

Poi, piano piano, la conduce a scoprire che esiste un’altra acqua. Non quella che si tira su con la corda dal fondo di un pozzo, ma un’acqua che diventa sorgente dentro la persona.

Qui la Parola di Dio di oggi si intrecciano a vicenda: Nel deserto il popolo ha sete, mormora, si ribella: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”. Ma Dio non abbandona il suo popolo: chiede a Mosè di colpire la roccia e da quella roccia sgorga l’acqua che salva. I cristiani hanno sempre visto in quella roccia un segno di Cristo: da Lui scaturisce l’acqua che dà vita.

E san Paolo, nella seconda lettura, nella Lettera ai Romani, ci dice perché possiamo fidarci di questa sorgente: Dio ci ha dato la prova più grande del suo amore: quando eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. L’acqua che Gesù offre non è “fake”, no ha secondi fini: nasce da un amore che è arrivato fino alla croce.

Per questo la Chiesa legge questo Vangelo nel cammino verso il Battesimo dei catecumeni; Perché la vita cristiana nasce proprio così: da una sorgente nuova che Dio fa scaturire per noi e dentro di noi.

Ma c’è un dettaglio bellissimo nel racconto che spesso passa quasi inosservato. A un certo punto il Vangelo dice che la donna lasciò la sua anfota e corse in città.

È un gesto semplice, ma molto significativo. L’anforaserviva per prendere l’acqua dal pozzo: era lo strumento del suo vecchio modo di dissetarsi.

Quando incontra Cristo, non ne ha più bisogno. Lascia il pozzo e l’anfora.
Come se dicesse: non devo più andare a cercare acqua dove e come ho sempre fatto.

E forse questa è la domanda più vera per la nostra Quaresima. Perché anche noi abbiamo abitudini, modi di vivere, posti dove andiamo a cercare ciò che ci manca.

C’è chi cerca di dissetare la propria vita correndo sempre, riempiendo ogni giornata di cose da fare, pensando che prima o poi arriverà la pace. C’è chi cerca di riempire il cuore con l’approvazione degli altri, con i like, con il bisogno continuo di essere riconosciuto.
C’è chi prova a dissetarsi nel possesso, nelle cose, negli acquisti, nelle piccole soddisfazioni che durano un attimo e poi lasciano di nuovo vuoto.

C’è chi cerca l’acqua nelle relazioni sbagliate, aspettandosi da una persona quello che solo Dio può dare. E ogni volta succede la stessa cosa: si beve… ma dopo un po’ la sete torna.

Gesù oggi non rimprovera la Samaritana per la sua sete. Fa qualcosa di molto più bello: le fa scoprire che esiste una sorgente diversa.

Una sorgente che non dipende dalle circostanze, dalle persone, da ciò che possediamo. Una sorgente che nasce dentro la vita quando incontriamo davvero Lui.

Per questo la Quaresima è un tempo prezioso. È il tempo in cui il Signore ci riporta al pozzo e ci fa una domanda molto semplice:

Di che cosa hai veramente sete? E soprattutto: dove stai andando a bere? Perché il problema non è avere sete. Tutti abbiamo sete. Il problema è la sorgente.

E forse il passo più grande che possiamo fare in questa Quaresima è proprio quello della Samaritana: abbandonare l’anfora.

Abbandonare, cioè, quei modi abituali con cui abbiamo sempre cercato di riempire la vita e che non ci hanno mai davvero dissetato. La nostra vita cambia il giorno in cui smettiamo di cercare qualcosa che ci disseti e iniziamo a fidarci di Qualcuno che lo fa davvero; e scoprire, finalmente, che in Cristo esiste davvero un’acqua viva, una sorgente che non inganna, che non si paga, che non esaurisce e non si esaurisce. Mai.

Link alla fonte »