Tu lo conosci Gesù?
Omelia della Seconda Domenica del Tempo Ordinario - Anno A - (Gv 1,29-34)
Autore: Don Flavio Maganuco
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 49,3.5-6 Salmo 39 1Cor 1,1-3 Gv 1,29-34
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,29-34
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Omelia
TU LO CONOSCI GESÙ?
e quanto pensi di conoscerlo?
Ci sono persone che pensiamo di conoscere.
Le frequentiamo da anni,
sappiamo come ragionano, cosa fanno, cosa pensano.
Poi, a un certo punto, succede qualcosa.
Un gesto.
Una parola.
Una scelta.
E improvvisamente ci accorgiamo
che non le conoscevamo davvero-davvero.
Non li stiamo accusando di falsità,
Stiamo solo dicendo che mostrano sfaccettature e profondità che prima non
conoscevamo.
quando accade questo,
non cambia solo l’immagine che abbiamo di loro:
cambia anche il modo in cui ci relazioniamo,
Magari facciamo qualche passo indietro, magari in avanti, magari ci fidiamo pure di più.
È quello che è successo a Giovanni il Battista che nel vangelo di oggi dice una frase
sorprendente:
«Io non lo conoscevo».
E lo dice parlando di Gesù.
Di suo cugino. Come fai a dire che non lo conosci?
Chiaramente non è una bugia,
È qualcosa di molto più serio.
Giovanni sta dicendo che l’incontro al Giordano con Gesù e con l’episodio del battesimo,
lo ha costretto a rivedere tutto:
ciò che pensava di sapere su Dio,
su se stesso,
sulla sua missione,
sul modo in cui Dio salva il mondo.
Giovanni aspettava un Messia forte.
Si trova davanti l’Agnello.
senza difese, senza artigli,
eppure capace di portare via tutto il peso che noi non riusciamo nemmeno a sollevare.
Si Aspettava un giudizio; Si trova davanti qualcuno che prende su di sé il peccato del
mondo.
Da quel momento nulla è stato più uguale, per lui e in lui.
Questo potrebbe accadere anche a noi.
Noi pensiamo di conoscere Gesù, perché lo abbiamo ascoltato e letto tante volte.
Ora, ancora una volta, di domenica in domenica, ripercorreremo con il Vangelo la sua
vita, il suo ministero, la sua salita verso la croce e poi la risurrezione.
In questo viaggio, capiterà che una frase del Vangelo letta per la centesima volta ci
colpisca come se fosse la prima, e improvvisamente ci illuminerà una scelta quotidiana,
una relazione, un gesto che dobbiamo fare.
Magari un incontro con una persona che affronta una situazione particolare ci farà scoprire
come Gesù stia agendo in quella situazione, ci chiederà di lasciarci coinvolgere, di
cambiare il nostro modo di reagire.
In questo modo impareremo che conoscere Gesù non è accumulare informazioni su di
Lui, quanto piuttosto di permettergli di ricalibrare la nostra vita, di cambiare il nostro
sguardo su ciò che conta davvero.
in questo modo il tempo ordinario non sarà semplicemente un tempo cerniera tra natale
e quaresima; sarà il tempo in cui lasceremo che Gesù entri nella vita di ogni giorno e,
passo dopo passo, la ricalibri, spostando la nostra attenzione e le nostre convinzioni su
ciò che alla fine conta davvero.
Se ci pensate bene, in fondo, È quello che abbiamo ascoltato anche nelle altre letture.
Il servo di Isaia scopre che Dio lo pensa più grande di come lui pensava se stesso.
Il salmista non dice «ho capito»,
ma «Eccomi, vengo»…
Quante volte dentro di me, ascoltando questo versetto penso: Signore, ma davvero io?
Con tutti i miei cortocircuiti?
Paolo si rivolge a una comunità fragile
e la chiama santa,
non perché perfetta,
ma perché chiamata.
Vedete, È sempre la stessa dinamica:
Dio non conferma le nostre misure e le nostre convinzioni, le trasforma sempre.
Pensiamo di sapere come vivere una giornata difficile, una discussione ingarbugliata e
invece una parola del Vangelo o una presenza silenziosa ci mostra una via diversa.
All’improvviso comprendiamo che potevamo reagire con rabbia, e invece ci sentiamo
chiamati a perdonare; o che potevamo chiudere il cuore, e invece possiamo tendere la
mano.
Carissimi fratelli e sorelle, quando nella celebrazione Eucaristica il sacerdote dice:
«Ecco l’Agnello di Dio».
Ricordiamocelo: è più di una formula.
È il nostro sguardo che viene rieducato.
Non diciamo così perché ormai sappiamo chi è Gesù,
ma perché abbiamo bisogno di riconoscerlo ancora.
Ogni Eucaristia in fondo è proprio questo:
fare esperienza di un Dio che si dona e si mette in cammino con noi;
un amico che rimette ordine nel nostro modo di vivere.
Forse la fede non è arrivare a dire:
«Adesso lo conosco».
Ma avere il coraggio di ripetere, come Giovanni:
«Pensavo di sapere…
e invece Tu mi stai mostrando qualcosa di più».
E lasciare che questo incontro,
di domenica in domenica,
cambi il nostro modo di guardare
Dio,
gli altri,
e la vita di ogni giorno