Tu sei luce, tu sei sale. Io mi fido di te
Omelia della Quinta Domenica del Tempo Ordinario - Anno A - (Mt 5,13-16)
Autore: Don Flavio Maganuco
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,13-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 58,7-10 Sal 111 1Cor 2,1-5 Mt 5,13-16
TU SEI LUCE, TU SEI SALE. Io mi fido di te.
Nei momenti di crisi capita di pensare che Dio non ci sia, o se c’è non mi vede perché ha cose più importanti da seguire, o se mi vede non si cura di me, non gli importa che sto male o che sono nei guai. Le letture di domenica scorsa hanno voluto ribadire, una dietro l’altra, che Dio non ragiona così: non solo vede il povero, ma promette di prendersi cura di lui e lo chiama a grandi cose proprio a partire dalla sua povertà, confondendo chi non è in sintonia con i suoi modi e i suoi pensieri.
Abbiamo ascoltato Gesù sul monte proclamare le beatitudini e oggi lo ritroviamo sullo stesso monte a continuare il bellissimo discorso della montagna. Quando la vita ci butta giù, quando abbiamo bisogno di ritrovare il centro della nostra anima, possiamo sempre contare su queste parole che non solo ci rimettono in carreggiata, ma ci restituiscono la pace e l’amore di cui abbiamo tutti bisogno per vivere.
Dopo averci proclamati beati, Gesù ci rivela cos’altro siamo. Se chiediamo a chiunque altro chi siamo, ci dirà cose legate a quello che abbiamo fatto o detto, a volte vere, a volte no. Quando lo chiediamo a Gesù, lui dice di noi realtà che magari non abbiamo mai visto né saputo di avere, ma sono sempre vere.
Oggi ci dice: siamo luce del mondo e sale della terra. Oggi Gesù ti dice: «Tu sei luce. Tu sei sale.» Che cosa significa?
Perché, diciamolo francamente, quando sentiamo «Tu sei la luce del mondo e il sale della terra», spontaneamente verrebbe da rispondere: «Signore, forse hai sbagliato persona… forse hai guardato un’altra vita, non la mia». Noi la nostra storia la conosciamo: sappiamo quante volte siamo spenti più che luminosi, quante volte invece di dare sapore rendiamo le cose un po’ amare, quante volte la nostra fede sembra una cosa che teniamo in tasca, che non cambia la mia vita, figuriamoci quella degli altri.
Eppure Gesù non fa marcia indietro. Non dice «Diventa luce!» né «Impegnati per essere sale». Dice: «Tu sei.» «Voi siete.» Come se parlasse di qualcosa che c’è già, anche se noi non lo vediamo e facciamo fatica a crederci.
Forse perché pensiamo che servano cose straordinarie, mentre già nella prima lettura Isaia ci mostra gesti fattibili, a volte quasi banali (ma che banali non sono): dividere il pane con chi ha fame, accogliere chi ha bisogno di sentirsi parte di qualcosa, non girarsi dall’altra parte davanti a chi è ferito dalla vita. La luce non si accende con cose clamorose… si accende quando ti lasci toccare nel cuore. E quella luce sarà come l’aurora: sarà la svolta, sarà aria nuova, sarà una rinascita: un nuovo inizio per gli altri e per te.
E poi c’è il sale. Il sale è curioso: non si vede. Nessuno a tavola dice «Che bel sale!». Se tutto va bene, scompare, ma rende buona tutta la pietanza. Gesù ci sta anche mettendo in guardia: sei luce, sì, ma sta’ attento a non attirare l’attenzione su di te. Il cristiano non deve stare sempre al centro (al centro c’è Gesù), non deve farsi notare, non deve dimostrare qualcosa. È uno che, magari in silenzio, magari senza applausi, rende la vita un po’ più vivibile per qualcuno.
Magari abbiamo paura, dubbi, debolezze, ma come ci ha insegnato san Paolo oggi, non servono grandi parole o discorsi: è proprio nella nostra semplicità, nonostante le fragilità, che – se glielo permettiamo – passa tutta la forza del Vangelo.
Credo che il cuore del messaggio di oggi sia proprio questo: quando Gesù dice «Voi siete la luce, voi siete il sale», non ci sta facendo un complimento. Ci sta dicendo: «Mi fido di voi. Mi fido di te.» Dentro la tua vita, anche nelle parti che tu scarteresti, io ho messo una luce. Dentro i tuoi gesti semplici, nella tua fatica quotidiana, io ho messo un sapore che può cambiare la vita di qualcuno.
La fatica non è diventare luce, ma convincerci di non essere solo buio. Non è diventare sale, ma credere di non essere insignificanti, piuttosto di essere preziosi e di non perdere il coraggio di stare dentro la vita, dentro le relazioni, dentro le ferite…
la vera fatica è non smettere di amare.
E possiamo farlo se ci fidiamo di Dio, che lavora anche quando ci sentiamo piccoli, stanchi o inadeguati. A volte basta un gesto semplice, una parola detta con verità, decidere di restare e non scappare, per accendere una luce che nemmeno immaginiamo. E magari quella luce, senza fare rumore, aiuterà qualcuno a non sentirsi più solo.