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È in gioco il cristianesimo

Autore: Don Angelo Busetto

 

Qui ce la giochiamo tutta. Il cristianesimo viene raccontato, spiegato, contraffatto più da persone che si dichiarano atee e non cristiane che non dai cristiani stessi. Un cristianesimo presentato da chi non lo ama, non lo apprezza e soprattutto non lo vive. Ridotto a idee, sentimenti, leggende, superstizioni, abitudini, la sua storia viene raccontata in modo scorretto e parziale, così come i tifosi parlano della squadra avversaria.

Noi cristiani rischiamo di trovarci incastrati su alcuni fatti storici che descrivono secoli di vita della Chiesa dimenticando la sapienza, la cultura, la salute, la medicina, l’università, l’agricoltura, le cattedrali, le comunità, le misericordie e tutta una produzione di buona umanità proclamata, praticata e diffusa dalla fede cristiana. Spariscono dai libri di storia e filosofia nomi di scienziati, letterati, filosofi, umanisti e benefattori, si dimenticano o si deformano santi di varia grandezza, proclamati dalla Chiesa o riconosciuti e venerati dalla fede dei semplici.

Va ancor peggio per quanto riguarda il contenuto della fede cristiana: cos’è il cristianesimo; chi è Dio; chi è Cristo; che cos’è la Chiesa. Spesso l’ignoranza e la maldicenza hanno partita libera e il gioco si fa perverso. Basta un titolo sballato e già siamo fuori strada. Come nel caso dello scrittore che mette una ‘e’ fra Gesù e Cristo: secondo lui, ultimo arrivato fra tanti, si tratta di due persone diverse, che sono state appiccicate insieme da cristiani esaltati. E’ una contraffazione di fatti accaduti, e anche del buon senso, che butta fuori della storia e deforma l’intelligenza.

In contrapposizione, risplende il titolo di un libro che ho avuto la ventura di rileggere dopo 50 anni: Gesù il Cristo, di Karl Adam. Gesù, uomo concreto, nato e vissuto in Palestina, è il Cristo, è il Messia.Salvatore desiderato e amato. Ha vissuto una vita umana in totalità e bellezza, come può viverla Dio stesso. Percorrere il racconto della sua vita, la descrizione della sua personalità, il fiorire della sua identità davanti ai primi che l’hanno incontrato e davanti ai nostri occhi, costituisce l’impresa più bella e utile che un uomo possa intraprendere.
Guai a dimenticare che il Cristianesimo è Cristo, la sua persona, la sua storia, la sua presenza viva e attiva come risorto, che ci unisce a sé attraverso il battesimo, ci convoca in fraternità nella Chiesa, ci mette di fronte al mondo con la faccia della fede e della nostra fragilità.

Andare alla scoperta di lui nelle pagine del Vangelo, nella vita dei santi che l’hanno impersonato, dei sapienti che lo hanno capito e hanno approfondito la sua persona e la sua opera, delle persone e delle comunità nelle quali risplende la sua immagine è la cosa più necessaria.
Da qui comincia il riscatto dei cristiani. Da qui muove il primo passo di adesione a lui, l’amore, la ricerca dell’unità con gli altri che credono in lui.
Illuminare il mondo attraverso luoghi umani che vivono la sua presenza e la comunicano come significato della vita, azione di carità, desiderio della salvezza di tutti, questo è il nostro compito. Non nascondere il suo nome quando ci muoviamo, lavoriamo, amiamo. Siamo semplicemente suoi come apparteniamo alla nostra famiglia, come stiamo dentro la nostra pelle e parliamo la nostra lingua.

Di questo il mondo ha bisogno. Il piccolo mondo delle nostre amicizie e del nostro lavoro. Il grande mondo dell’economia e dei governi, delle guerre e delle trattative. Dove e quando i cristiani percorrono il mondo da cristiani, lì inizia un cammino di salvezza: per noi e per tutti.