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"Non occorre che vadano" - XVIII Domenica del Tempo Ordinario Anno A - (Mt 14,13-21)

Autore: Don Flavio Maganuco

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Is 55,1-3 Sal 144 Rm 8,35.37-39 Mt 14,13-21

«NON OCCORE CHE VADANO»

il ristoro che Dio apparecchia nel deserto

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14, 13-21

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Ci sono pagine del Vangelo che sembrano scritte per l’estate.
Certo, non parlano di vacanze, eppure raccontano un desiderio che in questo periodo tutti conosciamo bene: quello di fermarsi un po’, di ritrovare un po’ di respiro, di avere finalmente un luogo dove far riposare il cuore. Da alcune settimane stiamo camminando dentro questo invito di Gesù: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». E abbiamo scoperto che il ristoro di cui parla il Signore consiste nel lasciarsi abitare dalla sua presenza anche in quei pesi che continuano ad accompagnarci quando vorremmo lasciarceli alle spalle.

Ecco, Il Vangelo di oggi riprende proprio questo cammino.
Gesù ha appena saputo della morte di Giovanni Battista. Sale su una barca e cerca un luogo deserto. Non è difficile immaginare il suo desiderio di silenzio. Ci sono momenti nei quali anche noi sentiamo il bisogno di allontanarci un po’, di mettere distanza dagli avvenimenti, specialmente quelli tosti — un dispiacere in famiglia, una preoccupazione di salute, un’amarezza sul lavoro —, per ritrovare non solo il fiato, ma anche un ordine, una direzione, e in qualche modo facciamo “deserto”. Nella Scrittura, il deserto è spesso il luogo dove il cuore ricomincia ad ascoltare.
Ma per Gesù le cose non sono andate così. Le folle intuiscono dove sta andando e lo raggiungono prima di lui. Il luogo che avrebbe dovuto custodire il silenzio si riempie di volti, di domande, di malati, di fame.
Noi forse (io di sicuro) ne saremmo stati infastiditi. Pensate a quando, stanchissimi dopo una lunga giornata, speriamo solo in un’ora di pace e invece suona il citofono, squilla il telefono, o un figlio ci chiede proprio in quel momento attento ascolto.
Ma il Vangelo non ci racconta un Gesù deluso o stizzito; ci dice semplicemente che, vedendo quella folla, ne ebbe compassione.
È una parola che ritorna spesso nei Vangeli e ogni volta ci ricorda che lo sguardo di Dio non si ferma mai alla superficie. Gesù non vede una folla che disturba il suo riposo; vede figli che hanno bisogno di essere accolti. E la sua compassione, che non cancella comunque la stanchezza, gli impedisce di entrare in un atteggiamento di chiusura. Quante volte anche noi facciamo esperienza di questo: che l’amore rende dolce e bello tutto ciò che abitiamo, anche la nostra stanchezza.
E dove noi vediamo un’interruzione ai nostri piani, Gesù vede un’occasione per amare.

Gesù si mette ad insegnare a lungo, e quando si fa sera, sono i discepoli a prendere la parola. La loro proposta è sensata: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». In fondo stanno cercando una soluzione. Ognuno pensi a sé, trovi ciò di cui ha bisogno e poi torni a casa.

Gesù risponde con una frase che passa quasi inosservata, alla luce di quanto accade dopo: «Non occore che vadano».
È una frase rivolta ai discepoli, ma sembra raggiungere anche noi.
Quante volte immaginiamo che ciò che ci manca si trovi sempre altrove. Pensiamo che basti cambiare luogo, andare in vacanza, fare un acquisto in più, o persino cambiare compagnia o stagione della vita per stare bene. Persino la fede, senza accorgercene, può diventare qualcosa da sospendere per un po’ — come se la preghiera fosse un abito pesante da mettere nell’armadio a luglio per riprenderlo a settembre —, come se il Signore fosse presente nelle nostre corse, ma dovesse farsi da parte quando finalmente troviamo un po’ di tempo per noi.

Gesù non manda la folla altrove. Rimane con loro. E chiede ai discepoli di fare lo stesso. Perchè non serve scappare lontano per ritrovare la pace: Dio desidera portarti la sua di pace, esattamente dove ti trovi adesso.

Gesù dice ai suoi discepoli: «Voi stessi date loro da mangiare».
La risposta è amara: cinque pani e due pesci. Non è soltanto il conto delle loro provviste; è il conto delle nostre energie che sembrano poche — quei tre minuti di pazienza che ci restano a fine giornata, quel briciolo di ascolto che riusciamo a offrire a chi ci sta accanto, quel sorriso tirato fuori a fatica —, del tempo insufficiente, delle possibilità limitate. Tutto appare troppo piccolo rispetto alla fame che ci circonda.
Gesù non chiede altro. Chiede soltanto che quel poco venga consegnato.
Da quel momento il racconto cambia ritmo. Gesù prende il pane, alza gli occhi al cielo, pronuncia la benedizione, spezza e dona. Sono gesti che conosciamo bene, gli stessi che ritroveremo nell’ultima cena e che rivivremo tra poco sull’altare. La folla cercava del pane e riceve molto di più: scopre che Dio continua a nutrire il suo popolo proprio nel luogo dove sembrava mancare tutto.
Si realizzano le parole annunciate da Isaia: «O voi tutti assetati, venite all’acqua; voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate». Il dono di Dio non si acquista, il dono di Dio si accoglie. Non nasce dall’abbondanza delle nostre risorse, nasce dalla disponibilità a mettere nelle sue mani quello che siamo.
E Nelle mani di Dio, il nostro “poco” può diventare l’inizio di “qualcosa di grande” per tutti.
Alla fine “Tutti mangiarono a sazietà”.
Il Vangelo non dice soltanto che la fame fu placata. Dice che furono saziati. È la parola che ci riporta all’inizio del cammino di questa estate: Il ristoro promesso da Gesù, che dunque non è una frase meramente consolatoria. È quella mensa, preparata nel deserto. È questo Pane che continua a essere spezzato perché nessuno debba cercare altrove ciò che soltanto il suo amore può donare.
Tra poco ci avvicineremo anche noi all’Eucaristia. Lo faremo portando, come i discepoli, i nostri cinque pani e i nostri due pesci: la stanchezza, le fatiche, le speranze, il poco che ci sembra di avere. Nelle mani di Cristo quel poco non viene disprezzato. Diventa nutrimento, diventa comunione, diventa il ristoro che il nostro cuore continua a cercare… e che solo Lui può darci.

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