10 minuti

"Soddisfatti o .... ristorati?" - XIV Domenica del Tempo Ordinario - Anno A - (Mt 11,25-30)

Autore: Don Flavio Maganuco

Dal Vangelo secondo Matteo
11, 25-30

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Zc 9,9-10 Sal 144 Rm 8,9.11-13 Mt 11,25-30

SODDISFATTI… O RISTORATI?

Una riguarda ciò che fai; l’altra… ti cambia la vita!

Siamo entrati nel cuore dell’estate. Il ritmo delle giornate cambia, il caldo rallenta il passo, le agende si svuotano di impegni. C’è chi le ferie le sta vivendo, chi le sta pianificando con cura, e chi invece quest’estate la vive con una punta di “fastidio”: magari perché i piani sono saltati, o perché la salute non aiuta, o perché il peso della vita non si ferma solo perché il calendario segna luglio.

E poi c’è chi osserva la vita attorno a sé: come quei ragazzi che sotto l’ombrellone vivono le prime cotte estive, con quel batticuore che ti cambia il mondo. Noi adulti li guardiamo — a volte con un sorriso, a volte con una sottile malinconia — ricordando com’era sentirsi così vivi, e magari spera ancora, in segreto, di poter vivere di nuovo così.

Tutti, però, aspettiamo la stessa cosa: riposare davvero. Tornare a settembre con qualcosa in più.

Ma attenzione: spesso ci mettiamo a “lavorare” anche sulle vacanze. Organizziamo, pianifichiamo, cerchiamo il posto perfetto. Come se il ristoro fosse un traguardo alla fine di una corsa: più corri, più sei efficiente, prima arrivi. Ma quante volte è andata davvero così? Hai fatto le valigie, hai staccato la spina, e sei tornato più stanco di prima. Perché? Forse perché abbiamo scambiato la soddisfazione con il ristoro.

Vogliamo essere “soddisfatti” di come sono andate le ferie, come se fosse un prodotto da recensire, o il post perfetto sui social da sfoggiare. Ma la soddisfazione è un sentimento che si esaurisce: è il piacere di un momento che, per sua natura, finisce. Il ristoro, quello che promette Gesù, è una sorgente. E una sorgente non si prosciuga quando i piani saltano.

San Paolo, nella seconda lettura, afferma che: “Se lo Spirito di Dio abita in voi, egli darà la vita anche ai vostri corpi mortali.” ci dice, insomma, che non abbiamo solo bisogno di cambiare aria, abbiamo sopratutto bisogno di cambiare respiro. Non è l’ozio che ci rigenera, è lo Spirito. Lo Spirito che abita la nostra stanchezza e la trasforma in vita. Senza questo Spirito, la vacanza è solo un’evasione; con Lui, diventa un’occasione per rinascere ancora col Cristo. È proprio lui a dirci: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.”

Ma Poi aggiunge: “Prendete il mio giogo.” e questo sembra un paradosso: perchè ci offre il ristoro ma ci chiede di portare un peso. Perché?

Perché in realtà Gesù non ci promette una vita senza fatica. Ci promette una fatica diversa. Non è vero che riposa solo chi non consuma energie. Piuttosto, riposa davvero chi ha speso la propria vita nel bene.

Pensate a quando avete lavorato con impegno, magari in casa, in giardino, oppure avete affrontato una lunga camminata in montagna. La sera il corpo è stanco, eppure dentro si avverte una pace particolare, una leggerezza che non avresti mai conosciuto restando fermi tutto il giorno. Non è la fatica in sé a darci gioia; è aver speso le nostre energie per qualcosa per cui valeva la pena farlo.

Anche l’anima funziona così. C’è una stanchezza che svuota, quella di chi vive rincorrendo se stesso, cercando di controllare tutto, di dimostrare sempre qualcosa. Ma c’è anche una stanchezza che ristora: quella di chi si è speso nel bene, di chi ha amato, perdonato, servito, ricominciato. È la fatica di chi si fa “piccolo”.

Ed è proprio questo il cuore del Vangelo di oggi. Gesù ringrazia il Padre perché si rivela ai piccoli. “Piccolo” non è chi vale meno. “Piccolo” è chi smette di credere di bastare a se stesso. È la fatica di chi, nella mitezza, rinuncia a voler gestire tutto; di chi, con umiltà, accetta di non avere il controllo su ogni cosa, di chi si lascia amare da Dio prima ancora di pretendere di meritarselo.

E allora il “giogo dolce” di Gesù non è l’assenza dei pesi. È il peso condiviso. È scoprire che, quando ci facciamo piccoli, c’è Qualcuno che entra sotto quella fatica insieme a noi e porta la parte più pesante del giogo. Per questo è dolc; per questo il suo peso leggero: non perché non esista la fatica, ma perché nessuna fatica vissuta con Lui è più inutile o sprecata.

Vi auguro allora non di cercare di essere “soddisfatti”, ma di essere “ristorati”. Vi auguro che questa estate sia un tempo in cui, tra una corsa e l’altra, troviate il coraggio di sedervi accanto al Maestro, per imparare che la vita non è una prestazione da superare, ma un dono da abitare.

Che possiate vivere queste settimane imparando la bellezza di farvi piccoli, per arrivare a settembre non con il magone perché è finita, ma con l’entusiasmo di chi ha ritrovato, nel riposo di Dio, il motivo per cui vale la pena continuare a camminare.

Link alla fonte »